Oltre 10 milioni di litri di prodotti energetici e un’evasione fiscale stimata in circa 7,8 milioni di euro. È il bilancio dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha portato all’esecuzione di tre misure cautelari. Due indagati sono stati trasferiti in carcere, mentre un terzo, dopo un periodo di irreperibilità in Grecia, si è costituito.
Non erano pochi carichi di carburante movimentati fuori dalle regole. Secondo l’ipotesi investigativa, dietro il sistema ricostruito dagli inquirenti ci sarebbe stato un traffico capace di movimentare oltre 10 milioni di litri di prodotti energetici, sottraendoli al pagamento delle imposte.
È il cuore dell’inchiesta sul contrabbando di carburanti che ha portato a tre misure cautelari e che vede coinvolti soggetti ritenuti collegati, secondo l’accusa, a un’organizzazione criminale.
L’indagine è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e ha fatto emergere, secondo gli investigatori, un articolato meccanismo di frode nel settore dei prodotti energetici.
Oltre 10 milioni di litri sottratti al fisco
Il numero che più di ogni altro restituisce la dimensione dell’operazione è quello relativo ai volumi di carburante.
Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero stati movimentati più di 10 milioni di litri attraverso un sistema finalizzato a sottrarre i prodotti al corretto pagamento delle imposte.
La conseguenza economica sarebbe stata pesante: circa 7,8 milioni di euro di evasione tra accise e Iva, secondo la ricostruzione investigativa.
Una frode che, se confermata nelle sue dimensioni nel corso del procedimento, avrebbe quindi prodotto un danno significativo per l’erario.
Non soltanto carburante venduto fuori dai normali circuiti fiscali, dunque, ma un meccanismo nel quale la componente tributaria avrebbe rappresentato uno degli elementi centrali dell’affare.
Tre misure cautelari
Nell’ambito dell’inchiesta sono state eseguite tre misure cautelari.
Due degli indagati sono stati condotti in carcere. Il terzo, invece, dopo un periodo durante il quale era risultato irreperibile in Grecia, ha scelto di costituirsi.
La sua posizione si inserisce quindi nello stesso procedimento nel quale gli investigatori stanno ricostruendo ruoli, rapporti e responsabilità all’interno del presunto sistema di contrabbando.
Come sempre in questa fase, si tratta di persone sottoposte a indagine e le contestazioni dovranno essere valutate nel corso del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Il carburante come business criminale
L’inchiesta porta ancora una volta l’attenzione su un settore che può garantire enormi profitti alla criminalità organizzata: quello dei prodotti energetici.
Il contrabbando di carburanti non produce infatti soltanto un guadagno derivante dalla vendita del prodotto. Il vantaggio economico può derivare soprattutto dalla possibilità di immettere sul mercato carburanti sottratti, in tutto o in parte, alla tassazione.
È proprio la dimensione fiscale a rendere particolarmente significativo il dato emerso dall’indagine: 7,8 milioni di euro di accise e Iva che, secondo l’accusa, sarebbero stati sottratti all’erario.
Dietro i numeri ci sarebbe quindi una rete economica capace di trasformare un traffico illecito in un’attività estremamente redditizia.
Un’inchiesta che fotografa la nuova economia della criminalità
La vicenda racconta anche qualcosa che va oltre il singolo procedimento.
La criminalità organizzata non ha bisogno di concentrarsi esclusivamente sui mercati illegali tradizionali. Può cercare di infiltrarsi in comparti dell’economia legale sfruttando società, movimentazione delle merci, sistemi fiscali e differenze di prezzo per costruire margini di profitto enormi.
Il carburante è uno di questi settori.
Ed è proprio per questo che le indagini sul contrabbando di prodotti energetici assumono una rilevanza che va oltre il sequestro di una partita di gasolio o l’arresto di alcuni indagati: riguardano la capacità della criminalità di costruire sistemi economici paralleli, nei quali il confine tra attività lecita e illecito può diventare sempre più difficile da individuare.
Ora saranno gli sviluppi giudiziari a stabilire se le accuse formulate dagli inquirenti troveranno conferma e quali siano le effettive responsabilità dei tre indagati.
Ma la cifra emersa dall’inchiesta resta già impressionante: oltre 10 milioni di litri di carburante e quasi 8 milioni di euro di imposte che, secondo l’accusa, sarebbero stati sottratti al fisco.










