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Salvatore Giglia, morto a 26 anni dopo aver sfidato le fiamme per difendere la sua terra

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Settembre, 2026
in Cronaca
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Salvatore Giglia, morto a 26 anni dopo aver sfidato le fiamme per difendere la sua terra
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Aveva soltanto 26 anni, Salvatore Giglia, il giovane morto dopo tre giorni di agonia, nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civico di Palermo, dove era stato ricoverato dopo essere rimasto gravemente ustionato mentre cercava di arginare un incendio a Ciminna, nel Palermitano.

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Era il 29 agosto quando un vasto rogo ha iniziato a propagarsi nelle campagne alle porte del paese. Le fiamme si sono avvicinate alla sua campagna e alla sua villetta. Salvatore ha cercato di fronteggiarle, di difendere ciò che conosceva e amava, ma è stato investito dal fuoco.

Anche il padre del giovane è rimasto ferito mentre cercava di contrastare l’incendio.

Tre giorni di speranza

Dopo essere stato soccorso, Salvatore è stato trasferito al Civico di Palermo. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime.

Per tre giorni la comunità di Ciminna ha sperato che potesse farcela.

Poi, all’alba del primo settembre, è arrivata la notizia che nessuno voleva ricevere: Salvatore non ce l’aveva fatta.

Una morte che ha sconvolto un’intera comunità.

Il sindaco di Ciminna, Vito Filippo Barone, ha annunciato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, definendo quella di Salvatore una perdita “dolorosa e ingiusta”.

L’inchiesta sul rogo

Sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Termini Imerese.

Gli investigatori stanno raccogliendo testimonianze e immagini delle telecamere per ricostruire l’origine dell’incendio. Al momento, come sottolineato dal procuratore Angelo Vittorio Cavallo, tutte le ipotesi restano aperte: non è ancora stato stabilito se il rogo sia stato provocato intenzionalmente oppure accidentalmente.

Durante i funerali, celebrati il 2 settembre nella Chiesa Madre di Ciminna, l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, ha però lanciato un’accusa durissima, definendo il rogo non una fatalità ma il possibile risultato di una “mano criminale, vigliacca e dolosa”.

Parole che restituiscono la rabbia e il dolore di una terra ancora una volta devastata dagli incendi.

Salvatore e quella terra da difendere

Salvatore non era un vigile del fuoco né un operatore addestrato a combattere gli incendi.

Era un ragazzo di 26 anni che si è trovato davanti alle fiamme che minacciavano la sua casa e la sua terra.

Ha provato a fermarle.

È morto facendo quello che, in quel momento, probabilmente gli sembrava l’unico modo per proteggere ciò che aveva.

La sua morte arriva al termine di un’estate segnata da numerosi incendi in Sicilia, con vaste aree di vegetazione e terreni agricoli devastati dalle fiamme.

Ma dietro gli ettari bruciati, le immagini dei boschi in fumo e la conta dei danni c’è anche il volto di Salvatore.

Un ragazzo di 26 anni che voleva difendere la propria casa e la propria terra e che da quella terra non è più tornato.

Ora spetterà alla magistratura stabilire come sia nato quell’incendio e se qualcuno abbia delle responsabilità.

Alla comunità di Ciminna resta invece il compito più difficile: non lasciare che il nome di Salvatore Giglia venga inghiottito dal fumo e dimenticato quando le fiamme saranno ormai spente.

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