Il 69enne, ritenuto dagli investigatori elemento di spicco del clan Afeltra-Di Martino, era in auto con il genero quando è stato raggiunto dai colpi. Tre proiettili hanno centrato la vittima. Il conducente è rimasto illeso. Indagano i carabinieri di Castellammare e del Nucleo investigativo di Torre Annunziata.
Un agguato in piena regola, consumato nel cuore dei Monti Lattari. Quattro colpi di fucile calibro 12, tre dei quali andati a segno. Così è stato ucciso Raffaele Afeltra, 69 anni, ritenuto uno degli esponenti di spicco della criminalità organizzata di Pimonte.
L’omicidio è avvenuto nella serata di domenica 30 agosto, mentre l’uomo si trovava a bordo di un’auto insieme al genero. Afeltra era seduto sul lato passeggero, mentre il giovane era alla guida della vettura, nei pressi di un terreno della famiglia.
Poi l’agguato.
Secondo le prime ricostruzioni, il killer avrebbe atteso il passaggio dell’auto e avrebbe aperto il fuoco con un fucile calibro 12. Quattro i colpi esplosi, tre quelli che hanno raggiunto Afeltra, che è morto senza che i soccorsi potessero salvarlo. Il genero è rimasto illeso e ha dato l’allarme.
L’auto, il terreno e quei pochi secondi di terrore
La dinamica è ancora al centro degli accertamenti.
Gli investigatori stanno ricostruendo con precisione il percorso dell’auto e la posizione dalla quale sono partiti gli spari. Il luogo dell’agguato si trova in una zona periferica di Pimonte, lungo una strada che conduce verso i terreni della famiglia e l’area dell’ex statale per Agerola.
Il conducente, testimone diretto dell’omicidio, è stato ascoltato a lungo dagli investigatori.
La sua testimonianza potrebbe essere determinante per ricostruire gli ultimi istanti di vita di Afeltra e soprattutto per capire se l’agguato fosse stato pianificato nei dettagli.
Perché l’elemento che emerge con maggiore chiarezza è quello di un’azione mirata.
Chi ha sparato, infatti, avrebbe indirizzato i colpi verso il lato passeggero dell’auto, dove si trovava Afeltra, lasciando illeso il genero.
Chi era Raffaele Afeltra
Afeltra era conosciuto negli ambienti investigativi con il soprannome di “’o Burraccione” ed era indicato come figura di vertice del clan Afeltra-Di Martino, organizzazione ritenuta attiva nell’area dei Monti Lattari.
Il suo nome era già emerso in diverse vicende giudiziarie. Era tornato in libertà circa tre anni fa, dopo un periodo di detenzione, e il suo passato criminale comprendeva anche una condanna per estorsione. Prima della scarcerazione aveva trascorso un periodo di latitanza, conclusosi nel 2019 con la costituzione a Siena.
Il suo profilo viene inoltre ricondotto dagli investigatori alle dinamiche criminali che negli anni hanno interessato il territorio dei Monti Lattari e il Vesuviano.
La pista del regolamento di conti
È ancora presto per stabilire con certezza perché Afeltra sia stato assassinato.
Gli investigatori stanno scavando nel suo passato e nei rapporti criminali della zona per individuare movente, mandanti ed esecutori.
L’ipotesi privilegiata dagli investigatori è quella di un omicidio maturato nell’ambito della criminalità organizzata e di possibili nuovi equilibri criminali sul territorio, ma saranno le indagini a stabilire il contesto esatto nel quale è maturato il delitto.
Sul caso stanno lavorando i Carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Un omicidio che riporta il sangue sui Monti Lattari
L’assassinio di Afeltra riporta improvvisamente i riflettori su un territorio dove la criminalità organizzata ha storicamente cercato di esercitare il proprio controllo.
I Monti Lattari non sono soltanto un territorio di straordinaria bellezza, tra montagne, piccoli centri e coltivazioni. Sono anche un’area nella quale negli anni si sono intrecciate attività criminali, traffici di droga, estorsioni e guerre tra gruppi.
L’omicidio di Afeltra potrebbe ora modificare nuovamente gli equilibri.
E il dato più inquietante è la modalità dell’agguato: un uomo individuato, atteso e colpito mentre viaggiava in auto, in una zona periferica, con il genero al volante.
Quattro colpi sono bastati per spezzare una vita.
Ma adesso comincia un’altra partita: quella degli investigatori, chiamati a capire chi abbia deciso che Raffaele Afeltra dovesse morire, chi abbia premuto il grilletto e soprattutto cosa si nasconda dietro questa nuova esecuzione nei Monti Lattari.










