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Graphic design o UX/UI design: quale percorso scegliere per lavorare nel digitale 

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
31 Agosto, 2026
in Non solo hobby
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Graphic design o UX/UI design: quale percorso scegliere per lavorare nel digitale 
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Graphic designer, UX designer e UI designer lavorano tutti con immagini, forme, colori e strumenti digitali, ma non svolgono lo stesso mestiere. Il primo costruisce sistemi visivi capaci di comunicare l’identitàe i messaggi di un brand; gli altri progettano il modo in cui le persone utilizzano siti, applicazioni e servizi digitali. 

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Capire queste differenze è importante soprattutto per chi vuole trasformare la creatività in una professione. Scegliere un corso soltanto perché include Photoshop o Figma può infatti portare a studiare strumentiinteressanti, ma poco coerenti con il lavoro che si desidera fare. 

I corsi di Abcformazione.it permettono di confrontare percorsi dedicati a Graphic Design, UX/UI Design e competenze trasversali. Prima di scegliere, però, bisogna porsi una domanda più precisa: si è maggiormente interessati a definire come un progetto comunica oppure a progettare come viene utilizzato? 

Cosa fa un graphic designer 

Il graphic designer traduce informazioni, valori e obiettivi in un linguaggio visivo coerente. Può progettare un logo, sviluppare l’identità di un marchio, impaginare una brochure, realizzare materialipubblicitari o costruire una serie di contenuti destinati ai social media. 

Il suo lavoro non consiste semplicemente nel rendere un elaborato gradevole. Ogni scelta deve rispondere a una funzione: il carattere tipografico deve essere leggibile e coerente con il tono del brand; i coloridevono creare gerarchie e associazioni riconoscibili; immagini e spazi devono guidare lo sguardo verso le informazioni principali. 

Un packaging destinato a uno scaffale affollato pone problemi diversi rispetto a un rapporto aziendale o a una campagna pubblicitaria. Il graphic designer non applica uno stile personale a qualsiasi progetto: costruisce la soluzione visiva più adatta al messaggio, al pubblico e al supporto. 

Tra le attività più frequenti rientrano: 

  • la creazione di loghi e identità visive; 
  • la progettazione di materiali editoriali; 
  • l’elaborazione e il ritocco delle immagini; 
  • la realizzazione di grafiche pubblicitarie; 
  • la definizione di palette, font e regole di utilizzo del brand; 
  • l’adattamento di uno stesso progetto a formati differenti. 

Per diventare graphic designer è quindi necessario conoscere composizione, tipografia, teoria del colore e comunicazione visiva, oltre a imparare a utilizzare programmi come Photoshop, Illustrator e InDesign. 

Cosa cambia nel lavoro di UX e UI designer 

UX e UI vengono spesso citate insieme, ma descrivono due aree differenti. La User Experience, abbreviata in UX, riguarda l’esperienza complessiva vissuta da una persona durante l’utilizzo di un prodotto o servizio. Uno UX designer cerca di capire quali siano gli obiettivi dell’utente, quali ostacoli incontri e in quale ordine debbano essere presentate funzioni e informazioni. Prima di occuparsi dell’aspetto graficopuò analizzare il pubblico, costruire flussi di navigazione, organizzare l’architettura dei contenuti e realizzare prototipi essenziali. 

La User Interface, o UI, riguarda invece la progettazione dell’interfaccia con cui l’utente interagisce. Comprende pulsanti, menu, campi, icone, componenti, colori, spazi e comportamenti visivi. Il suo compitoè rendere chiaro ciò che può essere fatto e mantenere coerenza tra le diverse schermate. 

Immaginiamo il processo di acquisto di un e-commerce: la UX stabilisce quali passaggi siano necessari, quando chiedere i dati e come evitare che l’utente si perda. La UI definisce l’aspetto dei pulsanti, la gerarchia delle informazioni e il modo in cui vengono segnalati errori o conferme. 

Una bella interfaccia può comunque essere difficile da usare; un percorso logicamente corretto può risultare poco comprensibile se l’interfaccia non comunica bene. Per questo UX e UI sono distinte, ma devono lavorare insieme. 

Graphic design o UX/UI design: le differenze nel lavoro quotidiano 

La differenza più evidente riguarda l’oggetto del progetto. Il graphic designer lavora soprattutto sulla comunicazione visiva; chi si occupa di UX/UI progetta prodotti e interazioni digitali. 

Anche il processo cambia: un graphic designer può partire da un brief contenente il messaggio da comunicare, il pubblico, i formati e l’identità del cliente. Sviluppa proposte visive, riceve osservazioni e prepara gli elaborati per la stampa o la pubblicazione digitale. 

Uno UX/UI designer parte spesso da una funzione che il prodotto deve consentire: acquistare, prenotare, trovare un’informazione, gestire un account. Deve ricostruire i passaggi necessari, individuare i puntidi attrito e verificare se l’interfaccia venga compresa. 

Il risultato finale riflette questa distinzione: nel portfolio del graphic designer possono comparire identità visive, manifesti, cataloghi e campagne; in quello dello UX/UI designer trovano spazio flussi, wireframe, prototipi e casi di studio che spiegano il problema affrontato. 

Quali strumenti bisogna imparare 

I software cambiano in base alla specializzazione, ma non sostituiscono le competenze progettuali. Nel graphic design sono centrali gli strumenti Adobe utilizzati per trattare immagini, realizzare elementivettoriali e impaginare contenuti. 

Photoshop permette di elaborare fotografie e composizioni raster; Illustrator viene impiegato per loghi, icone e illustrazioni vettoriali; InDesign è pensato per l’impaginazione di documenti articolati. Conoscerele funzioni dei programmi è necessario, ma bisogna anche sapere quando utilizzare uno strumento invece di un altro. 

Nella formazione UX/UI assume un ruolo centrale Figma, utilizzato per costruire interfacce, componenti, sistemi di design e prototipi navigabili. Anche in questo caso, saper disegnare una schermata non basta! Il valore del progetto dipende dalla struttura, dalla coerenza dei componenti e dalla capacità di prevedere le azioni dell’utente. 

Chi sceglie un corso di graphic design o un corso UX/UI dovrebbe quindi valutare non soltanto quali software siano inclusi, ma su quali progetti verranno applicati. L’apprendimento diventa professionalequando gli strumenti servono a risolvere un problema simile a quelli incontrati nel lavoro. 

Come capire quale percorso è più adatto 

La scelta tra graphic design o UX/UI design non dipende da quale professione sia più creativa. Entrambe richiedono creatività, ma la applicano a problemi differenti. 

Il graphic design può essere più adatto a chi è attratto dall’identità visiva, dall’editoria, dalla tipografia, dalle immagini e dal rapporto tra un messaggio e la sua forma. È indicato per chi ama sperimentarecon composizioni differenti e osserva con attenzione loghi, packaging e campagne. 

La UX/UI può interessare maggiormente chi si domanda perché un’applicazione sia semplice o frustrante, vuole comprendere il comportamento degli utenti e preferisce progettare sistemi composti da molte schermate collegate. Servono sensibilità visiva, capacità analitica e attenzione alla coerenza. 

Per orientarsi può essere utile provare a rispondere ad alcune domande: 

  • preferirei costruire l’identità di un brand oppure il funzionamento di un prodotto? 
  • mi interessa maggiormente comunicare un messaggio o organizzare un percorso? 
  • preferisco immagini e tipografia oppure interfacce e interazioni? 
  • preferisco elaborati autonomi o sistemi che devono mantenere coerenza tra numerose schermate? 

Le risposte non devono creare una separazione assoluta. Un graphic designer può lavorare su contenuti digitali e uno UI designer deve possedere solide basi grafiche. Servono però a riconoscere quale tipo di problema si desidera affrontare ogni giorno. 

Quando conviene una formazione trasversale 

Non tutti devono scegliere immediatamente una sola specializzazione; in agenzie, studi e piccoli team, le competenze grafiche e UX/UI possono incontrarsi frequentemente. Chi progetta l’identità di un brand può doverla applicare a un sito; chi disegna un’interfaccia deve conoscere gerarchie, colori e tipografia. 

Un percorso trasversale, come quello da designer full-stack, consente di sviluppare sia le basi della comunicazione visiva sia le competenze legate alle interfacce. Non significa diventare specialisti assoluti di ogni area, ma comprendere l’intero passaggio dall’identità del progetto alla sua applicazione digitale. Questa formazione può essere utile a chi non ha ancora individuato il proprio ambito, a chi vuole lavorare in contesti nei quali i ruoli sono meno separati o a chi desidera coordinarsi più facilmente con professionisti diversi. 

Occorre però evitare un equivoco: conoscere più discipline non significa studiarle superficialmente. Un buon percorso trasversale, come quelli offerti da Abcformazione deve prevedere tempo sufficienteper esercitazioni, revisioni e progetti completi, altrimenti rischia di trasformarsi in una rapida panoramica di software. 

Il portfolio conta più dell’elenco dei programmi 

Per entrare nel design digitale non basta dichiarare di conoscere determinati strumenti: aziende e agenzie vogliono vedere come il candidato ragiona, quali problemi sa affrontare e fino a che livello riesce a sviluppare un progetto. 

Il portfolio di graphic design dovrebbe mostrare varietà senza apparire casuale. Un’identità visiva può essere presentata attraverso logo, palette, tipografia e applicazioni; un progetto editoriale dovrebbe far emergere gerarchie, griglia e organizzazione dei contenuti. 

Nel portfolio UX/UI è importante spiegare anche il processo. Mostrare soltanto alcune schermate curate può far pensare che il progetto sia stato affrontato come un esercizio grafico. Un caso di studio dovrebbe chiarire il problema, le scelte compiute, il flusso e il funzionamento del prototipo. 

Un portfolio efficace non raccoglie tutto ciò che è stato prodotto durante un corso, ma seleziona i lavori che dimostrano meglio competenze e metodo. Per questo, quando si valuta una scuola di grafica a Roma o un percorso online, conviene verificare se siano previsti project work, revisioni e occasioni per costruire materiali presentabili. Le esercitazioni isolate aiutano a imparare una funzione; i progettiarticolati permettono di dimostrare una capacità professionale. 

Come scegliere un corso di design orientato al lavoro 

Il programma didattico è importante, ma non è l’unico elemento da esaminare. Bisogna capire quanto spazio viene riservato alla pratica, chi sono i docenti, come avvengono le revisioni e se i progettiriproducono un flusso di lavoro realistico. 

ABC Formazione propone percorsi in presenza a Roma e in live streaming, con lezioni teoriche, attività pratiche e workshop. I master Graphic Design e UX/UI Design si svolgono secondo il modello In-Agency Academy, con professionisti che applicano queste competenze nel lavoro quotidiano, oltre a project work, creazione del portfolio e, per i percorsi previsti, preparazione alle certificazioni Adobe Certified Professional. 

Studiare all’interno di un contesto vicino a quello di un’agenzia aiuta a comprendere che il design non nasce da un’ispirazione isolata. Esistono brief, scadenze, vincoli tecnici, richieste del cliente e revisioni. Imparare a ricevere un feedback e trasformarlo in una soluzione migliore è parte della formazione professionale. 

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15 Ottobre, 2026
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Ci sono interventi che durano pochi minuti, ma che possono cambiare per sempre il destino di chi li vive. Momenti nei quali il pericolo non concede tempo per riflettere a lungo e qualcuno sceglie di andare incontro a chi è in difficoltà, mettendo a rischio anche la propria incolumità. È quanto accaduto lo scorso 12 ottobre a Foggia, durante il violento nubifragio che ha investito la città. Nel sottopasso di via Scillitani, invaso dall'acqua e trasformato in una trappola, tre donne sono rimaste bloccate all'interno di un'automobile. A intervenire è stato Fabio Perrucci, 29 anni, carabiniere scelto in servizio al Nucleo operativo e radiomobile di Foggia, che insieme a un collega ha contribuito a portarle in salvo. Una storia di coraggio che acquista un significato ancora più profondo alla luce di un precedente episodio: il 25 giugno 2025, quando prestava servizio a Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci era entrato in un'abitazione avvolta dalle fiamme per soccorrere un anziano allettato, impossibilitato a fuggire autonomamente. Due emergenze diverse, a distanza di oltre un anno, unite dalla stessa scelta: intervenire quando una vita è in pericolo.  Il nubifragio a Foggia e il sottopasso diventato una trappola Il pomeriggio del 12 ottobre, una violenta ondata di maltempo si è abbattuta su Foggia. La pioggia intensa, accompagnata in alcuni momenti dalla grandine e da forti raffiche di vento, ha provocato allagamenti, disagi alla circolazione e numerose richieste di soccorso. Le strade si sono rapidamente riempite d'acqua, mentre diversi locali, tra cui box e cantine, sono stati invasi dalle precipitazioni. In corso Garibaldi è caduto un albero, fortunatamente senza provocare feriti. Ma tra le situazioni più critiche si è registrata quella dei sottopassi, dove l'acqua si è accumulata in pochi minuti, mettendo in difficoltà gli automobilisti. In via Scillitani il livello dell'acqua ha raggiunto circa un metro. Tre donne si sono ritrovate intrappolate nell'abitacolo della loro automobile, esposte a una situazione di grave pericolo.  È in questo scenario che è intervenuto Fabio Perrucci. Il carabiniere ha raggiunto la vettura immergendosi nell'acqua, insieme a un collega, e ha partecipato alle operazioni necessarie per liberare le occupanti e condurle in salvo. Il militare ha dovuto affrontare anche un notevole sforzo fisico per raggiungere e soccorrere tutte e tre le donne, una dopo l'altra. Un intervento nel quale la rapidità era fondamentale: in un sottopasso allagato, infatti, la situazione può peggiorare in tempi brevissimi.  Il precedente a Pagani: l'ingresso nell'abitazione in fiamme La vicenda di Foggia non è un episodio isolato nella storia professionale del ventinovenne. Il 25 giugno 2025, quando era in servizio alla Tenenza dei Carabinieri di Pagani, in provincia di Salerno, Perrucci si trovò ad affrontare un'altra emergenza. All'interno di un'abitazione avvolta dalle fiamme c'era un anziano allettato, incapace di uscire da solo. Il fumo rappresentava una minaccia concreta e, mentre si attendeva l'arrivo dei vigili del fuoco, il rischio era che l'uomo non riuscisse a resistere. Il carabiniere entrò nell'appartamento, raggiunse l'anziano, lo sollevò e lo trasportò all'esterno, sottraendolo al pericolo. Un intervento del quale rimase traccia anche in una lettera di ringraziamento inviata dal figlio dell'uomo alla Legione Carabinieri. La testimonianza della sorella: «Per me è mio fratello» Dopo aver visto le immagini del fratello impegnato nel soccorso, Sarah Perrucci ha affidato ai social la propria emozione. Il suo racconto restituisce una prospettiva diversa rispetto alla cronaca dell'intervento: quella di chi conosce la persona che si trova dietro la divisa e vive con apprensione i rischi di una professione che può imporre decisioni immediate. Un post...

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