Un bar a pochi passi dal carcere di Poggioreale era diventato molto più di un semplice punto di ristoro. Un vero e proprio hub di servizi pensati per i familiari dei detenuti, con un’attività costruita attorno alle esigenze di chi, nei giorni dei colloqui, si ritrova a frequentare la zona della casa circondariale.
Tra i servizi offerti figuravano la spedizione e la pesatura dei pacchi destinati ai detenuti, il deposito di zaini e borse per i parenti in attesa di entrare in carcere e, soprattutto, la custodia dei telefoni cellulari.
Durante i colloqui, infatti, non è consentito introdurre smartphone e telefonini all’interno della struttura penitenziaria. Il locale avrebbe quindi messo a disposizione dei clienti un servizio di deposito a pochi euro. Una tariffa contenuta, ma capace di generare incassi significativi grazie all’elevato numero di persone che, soprattutto nei giorni di colloquio, necessitano di lasciare il proprio dispositivo al sicuro.
Il giorno di maggiore afflusso sarebbe stato il mercoledì, quando l’attività poteva contare su un flusso particolarmente consistente di familiari diretti al carcere.
L’offerta era stata inoltre ampiamente pubblicizzata attraverso i social network, trasformando il locale in un punto di riferimento per chi aveva bisogno di organizzare gli aspetti pratici legati alla visita ai propri congiunti detenuti.
Ma accanto ai servizi destinati ai familiari dei detenuti c’era anche la somministrazione di alimenti e bevande. Ed è proprio su questo fronte che sono emerse ulteriori irregolarità.
Secondo quanto documentato dai Carabinieri della Compagnia di Poggioreale, i locali risultavano infatti adibiti a uso abitativo e non disponevano delle necessarie autorizzazioni per lo svolgimento di un’attività commerciale.
Al termine dei controlli, il bar è stato chiuso e sono state notificate sanzioni per un importo complessivo superiore ai 7mila euro.
Una vicenda che racconta anche come, attorno a un luogo delicato come un carcere, possano svilupparsi attività economiche capaci di intercettare ogni necessità dei familiari: dal pacco da consegnare al detenuto fino al telefono da lasciare prima di un colloquio.
In questo caso, però, il confine tra l’offerta di un servizio e il rispetto delle regole sarebbe stato oltrepassato. E per il bar, quel piccolo business costruito attorno ai giorni dei colloqui, si è concluso con la chiusura dell’attività e migliaia di euro di sanzioni.











