Quando fu arrestato nel 2013, Vittorio Ponticelli, aveva 75 anni ed era ritenuto un elemento di spicco del clan camorristico Fusco-Ponticelli, organizzazione criminale storicamente attiva tra Cercola e i comuni vesuviani. L’uomo, residente in via Ferrovia, era già agli arresti domiciliari ed era accusato di associazione di tipo mafioso.
Un nome, quello di Ponticelli, che per anni è stato legato alle dinamiche criminali della periferia orientale di Napoli e dell’area vesuviana, in un territorio dove i confini tra quartieri e comuni sono spesso diventati anche confini di potere per i clan.
Dal quartiere Ponticelli a Cercola: la nascita del clan Fusco-Ponticelli
Il clan Fusco-Ponticelli nasce come una costola del più potente clan Sarno di Ponticelli, uno dei gruppi criminali che per anni ha esercitato un controllo capillare sulla periferia Est di Napoli.
Secondo le ricostruzioni investigative, il sodalizio guidato da figure come Gianfranco Ponticelli e Pasquale Fusco ha esteso la propria influenza soprattutto nell’area di Cercola, San Sebastiano al Vesuvio e nei comuni limitrofi, mantenendo legami con le dinamiche criminali nate nel quartiere napoletano.
Un’espansione favorita anche dalla posizione geografica di Cercola, comune confinante con Ponticelli e considerato negli anni un territorio strategico per gli interessi criminali provenienti dalla periferia orientale di Napoli.
Le guerre di camorra e il controllo del territorio
Il clan Fusco-Ponticelli è stato coinvolto negli anni nelle contrapposizioni tra gruppi criminali che si sono contesi il controllo degli affari illeciti nell’area Est di Napoli e nel Vesuviano.
Le indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno ricostruito episodi legati a omicidi, estorsioni e contrasti tra organizzazioni rivali. Nel 2012, ad esempio, alcune operazioni dei carabinieri portarono all’arresto di persone ritenute vicine ai clan Sarno e Fusco-Ponticelli nell’ambito delle faide per la supremazia criminale sul territorio.
Una guerra silenziosa fatta non solo di violenza, ma anche di controllo economico e sociale: il racket, il traffico di droga e la capacità di condizionare attività imprenditoriali e vita quotidiana.
La merceria di via Ferrovia: il volto pubblico di un uomo accusato di camorra
Per decenni, nei pressi della sua abitazione di via Ferrovia, Vittorio Ponticelli ha gestito una merceria diventata un punto conosciuto nella zona.
Un’attività commerciale apparentemente lontana dalle dinamiche criminali: nel negozio venivano venduti articoli di merceria, ma anche generi alimentari, dolciumi e diversi altri prodotti di uso quotidiano.
Una presenza radicata nel quartiere, quella del commerciante conosciuto dai residenti, che conviveva però con l’altra immagine emersa dalle indagini: quella di un uomo ritenuto dagli investigatori vicino ai vertici di un’organizzazione camorristica.
È una delle contraddizioni che spesso emergono nelle storie dei clan radicati nei piccoli centri: figure capaci di avere una dimensione pubblica e quotidiana, mentre parallelamente vengono indicate dagli inquirenti come protagoniste delle dinamiche criminali del territorio.
Il clan negli anni recenti
Il nome Fusco-Ponticelli è tornato più volte nelle cronache giudiziarie.
Nel 2024 un’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso a Cercola ha coinvolto esponenti ritenuti collegati ai clan Fusco-Ponticelli e De Micco-De Martino, con accuse relative al tentativo di condizionare le elezioni amministrative attraverso rapporti con ambienti criminali.
La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia ha evidenziato come, nell’area di Cercola, risultino tuttora attenzionate le dinamiche dei gruppi criminali storicamente presenti sul territorio, tra cui Fusco-Ponticelli e De Micco-De Martino.










