Luigi Di Sarno, 52enne di Cercola, morì il 6 agosto 2025 durante il rientro verso Napoli, dopo aver accusato gravi sintomi compatibili con un’intossicazione da botulino. Sono state iscritte dieci persone nel registro degli indagati. A marzo 2026 nuovi accertamenti sul food truck. La famiglia chiede di conoscere gli esiti della consulenza autoptica e ha diffuso gli ultimi messaggi vocali dell’uomo.
«Ti faccio sapere qualcosa domani, lasciami stare, voglio riposare».
È una delle ultime frasi pronunciate da Luigi Di Sarno alla sorella. Poche ore dopo, in un altro messaggio vocale, la sua voce appare ancora più affaticata: «Mi hanno dimesso, per loro non ho niente».
Sono parole diventate oggi uno degli elementi più dolorosi di una vicenda che, a distanza di mesi, non ha ancora trovato una conclusione giudiziaria.
Luigi Di Sarno, 52 anni, originario di Cercola, nel Napoletano, è morto il 6 agosto 2025 mentre rientrava dalla Calabria. Era arrivato a Diamante per lavoro, impegnato nei mercatini estivi. Venditore ambulante, pittore, cantante e musicista, conduceva una vita fatta di spostamenti e creatività.
La sua morte è finita al centro dell’inchiesta della Procura di Paola sul focolaio di botulismo che nell’estate 2025 provocò due vittime e numerosi ricoveri.
Il panino sul lungomare di Diamante
La vicenda comincia nei giorni precedenti al decesso.
Di Sarno aveva consumato un panino acquistato da un food truck sul lungomare di Diamante, preparato con salsiccia e cime di rapa. Dopo il consumo dell’alimento erano comparsi i primi disturbi, il quadro clinico sarebbe progressivamente peggiorato, con sintomi compatibili con il botulismo.
Nel frattempo, altri clienti che avevano consumato prodotti provenienti dallo stesso venditore avevano accusato malori. Il focolaio avrebbe interessato complessivamente circa trenta persone, mentre diverse persone furono ricoverate all’ospedale Annunziata di Cosenza.
Tra le vittime ci fu anche Tamara D’Acunto, 45 anni, residente a Diamante.
Gli accertamenti autoptici effettuati nell’agosto 2025 indicarono l’intossicazione da botulino come causa dei decessi di Di Sarno e D’Acunto.
Il viaggio verso casa e la morte
Luigi, nonostante le sue condizioni, si mise in viaggio verso la Campania.
Durante il rientro il quadro sarebbe peggiorato ulteriormente. L’uomo morì il 6 agosto lungo l’autostrada A2, nei pressi di Lagonegro, mentre stava tornando verso casa.
È proprio nelle ore precedenti alla morte che sono stati registrati gli audio oggi diffusi dalla famiglia.
La voce di Luigi appare affaticata, quasi impastata, in uno dei messaggi dice di voler riposare. In quello successivo comunica alla sorella di essere stato dimesso e riferisce: «Mi hanno dimesso, per loro non ho niente».
La famiglia considera quei messaggi un tassello importante per ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo e, soprattutto, per comprendere cosa sia accaduto durante i suoi passaggi nelle strutture sanitarie.
Le indagini e i dieci indagati
L’inchiesta della Procura di Paola si è progressivamente allargata.
Nel marzo 2026 risultavano dieci persone iscritte nel registro degli indagati: il proprietario del food truck, alcuni responsabili delle aziende coinvolte nella produzione degli ingredienti e personale sanitario delle strutture che avevano preso in carico i pazienti.
Le ipotesi di reato formulate, a vario titolo, comprendono omicidio colposo, lesioni personali colpose e commercio di sostanze alimentari nocive. L’iscrizione nel registro degli indagati, va ricordato, non equivale a una responsabilità accertata.
Una parte dell’indagine riguarda infatti anche il percorso sanitario delle vittime.
Gli inquirenti vogliono comprendere se la diagnosi sia stata tempestiva e se, considerata la natura della sintomatologia, siano state adottate tutte le procedure necessarie.
Il nodo della contaminazione
Un altro interrogativo riguarda il punto esatto in cui sarebbe avvenuta la contaminazione.
Nelle prime fasi dell’inchiesta, l’attenzione si era concentrata sulle cime di rapa sott’olio utilizzate per preparare i panini e sulle modalità di conservazione degli alimenti.
Nel marzo 2026, però, la vicenda ha registrato un nuovo sviluppo.
Il microbiologo Andrea Crisanti, nominato consulente di parte dai legali del titolare del food truck, ha chiesto ulteriori accertamenti sul mezzo sequestrato.
Il 16 marzo sono stati effettuati nuovi campionamenti e tamponi sul food truck, custodito sotto sequestro. I campioni sono stati inviati all’Istituto superiore di sanità per ulteriori analisi. L’obiettivo è stabilire se l’eventuale contaminazione possa essere avvenuta durante la produzione dell’alimento oppure nella fase di preparazione e somministrazione.
È un passaggio importante perché potrebbe contribuire a definire la catena delle eventuali responsabilità.
Il giallo degli accertamenti autoptici
A rendere ancora più pesante l’attesa della famiglia è oggi il tema degli accertamenti medico-legali.
A otto mesi dalla morte, i familiari, attraverso i loro legali Sergio Pisani, Angelo Pisani e Maria Napolano, hanno denunciato il mancato deposito delle risultanze della consulenza autoptica e hanno presentato diverse istanze di sollecito alla Procura di Paola.
La famiglia chiede che venga dato impulso all’inchiesta e che siano chiariti tutti gli aspetti della morte di Luigi.
Non soltanto l’origine della contaminazione, dunque, ma anche il percorso compiuto dall’uomo nelle ore in cui chiedeva aiuto.
Le domande ancora aperte
È proprio qui che la vicenda di Luigi Di Sarno conserva i suoi interrogativi più delicati.
Quanto tempo è trascorso tra l’insorgenza dei primi sintomi e la diagnosi? Quali valutazioni furono effettuate nelle strutture sanitarie alle quali si rivolse? Perché, nonostante le condizioni che emergono dagli audio, fu dimesso? La contaminazione era già presente nell’alimento utilizzato dal food truck oppure si verificò successivamente, durante la conservazione o la preparazione? E, soprattutto, esiste un nesso causale definitivamente accertato tra quel panino e la morte di Luigi?
Sono domande alle quali dovranno rispondere gli accertamenti della Procura, le analisi di laboratorio e la documentazione sanitaria.
Una voce rimasta senza risposta
Oggi, a distanza di un anno, gli ultimi audio di Luigi hanno riportato la sua voce dentro una vicenda fatta prevalentemente di fascicoli, consulenze, campioni e ipotesi investigative.
«Mi hanno dimesso, per loro non ho niente».
Quelle parole, pronunciate quando Luigi era ancora vivo e cercava di raccontare ciò che gli stava accadendo, assumono oggi un peso diverso, non sono una prova di responsabilità e non possono sostituire gli accertamenti della magistratura, sono però la registrazione di un uomo che, poche ore prima di morire, diceva di stare male.











