Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e delegato nazionale per la Protezione civile: «Il problema non è solo il bradisismo. Molti edifici sono fragili per anni di mancata manutenzione. Senza interventi il rischio aumenta a ogni scossa»
Non è soltanto il bradisismo a preoccupare. A rendere sempre più delicata la situazione nei Campi Flegrei è anche la condizione del patrimonio edilizio, spesso segnato da decenni di manutenzioni insufficienti, interventi incompleti o lavori eseguiti senza una reale strategia di miglioramento strutturale.
A lanciare un nuovo allarme è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli, delegato della Commissione nazionale dell’Ordine per la Protezione civile e coordinatore regionale del CAR Campania (Coordinamento Attività Regionali) della Struttura Tecnica Nazionale della Protezione Civile.
Secondo Cerbone, è arrivato il momento di compiere un passo decisivo: dichiarare lo stato di emergenza per l’area dei Campi Flegrei, non come risposta all’ultima scossa di terremoto, ma come strumento amministrativo per affrontare in maniera strutturale un problema che si trascina da anni.
«Centinaia di abitazioni sono ad elevata vulnerabilità»
Le verifiche effettuate negli ultimi anni hanno già restituito un quadro preoccupante.
«Molti edifici dell’area flegrea presentano criticità che non dipendono esclusivamente dal bradisismo. Gli interventi di manutenzione sono stati spesso assenti, incompleti o eseguiti senza una reale strategia di miglioramento strutturale. Ogni evento sismico rappresenta quindi una nuova sollecitazione che si somma a quelle precedenti, accelerando il degrado e aumentando la vulnerabilità», spiega Cerbone.
Le attività di ricognizione condotte sul territorio, aggiunge, hanno evidenziato che numerosi edifici necessitano di ulteriori approfondimenti tecnici e che centinaia di abitazioni presentano un elevato livello di vulnerabilità.
Una situazione che, secondo gli esperti, non può più essere affrontata soltanto con monitoraggi e verifiche, ma richiede interventi concreti e tempestivi.
Il nodo della burocrazia
Uno degli ostacoli principali, secondo Cerbone, è rappresentato dalla normativa edilizia.
Molti proprietari, infatti, temono che eventuali difformità urbanistiche possano compromettere la possibilità di effettuare lavori di consolidamento o di accedere ai finanziamenti pubblici destinati alla messa in sicurezza.
Una paura che produce un effetto paradossale.
«Si rinuncia alle verifiche e agli interventi proprio quando sarebbero più necessari», osserva il rappresentante dell’Ordine degli Architetti.
Il risultato è che molti edifici continuano a deteriorarsi mentre ogni nuova sequenza sismica contribuisce ad aumentare il livello di rischio.
«Serve lo stato di emergenza»
Per Cerbone la dichiarazione dello stato di emergenza non dovrebbe essere interpretata come una reazione emotiva all’ultimo terremoto registrato nell’area flegrea.
Al contrario, rappresenterebbe uno strumento amministrativo capace di consentire allo Stato di attivare procedure straordinarie, destinare risorse economiche adeguate e pianificare un programma organico di messa in sicurezza del patrimonio edilizio.
L’obiettivo sarebbe anche quello di superare parte delle attuali rigidità burocratiche, accompagnando cittadini e amministrazioni in un percorso di regolarizzazione degli immobili e di adeguamento strutturale, senza lasciare soli i proprietari.
Un territorio che convive con il rischio
L’area dei Campi Flegrei continua a convivere con un’intensa attività bradisismica, caratterizzata da frequenti sciami sismici e dal progressivo sollevamento del suolo.
In questo contesto, spiegano i tecnici, il problema non riguarda esclusivamente la forza dei terremoti, ma anche la capacità degli edifici di resistere a sollecitazioni ripetute nel tempo.
Ogni scossa, anche quando di moderata intensità, può infatti incidere su strutture già indebolite da anni di usura o da interventi non adeguati.
«Trasformare l’emergenza in un’occasione»
Per Antonio Cerbone il percorso da seguire è chiaro: costruire una collaborazione stabile tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti e cittadini.
«Solo attraverso il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti e cittadini sarà possibile trasformare l’emergenza permanente dei Campi Flegrei in un’occasione di rigenerazione e messa in sicurezza del territorio», conclude.
Un appello che arriva mentre l’area flegrea continua a fare i conti con un fenomeno naturale che non può essere fermato, ma i cui effetti sul patrimonio edilizio possono essere ridotti soltanto attraverso prevenzione, programmazione e interventi strutturali.











