Il calcio italiano perde uno dei suoi simboli più grandi. È morto Franco Baresi, storico capitano del Milan e campione del mondo con la Nazionale nel 1982. Aveva 66 anni. A dare la notizia è stato il club rossonero con un messaggio carico di commozione: «La nostra storia in lacrime. Per sempre Capitano».
La scomparsa arriva dopo un lungo periodo segnato da problemi di salute. Soltanto pochi giorni fa il Milan era stato costretto a smentire le false voci circolate sul web riguardo alla sua morte, spiegando che Baresi stava affrontando «un momento delicato» e chiedendo rispetto per la privacy della famiglia. Oggi, purtroppo, è arrivata la conferma che nessun tifoso avrebbe voluto ricevere.
Nato a Travagliato l’8 maggio 1960, Franco Baresi ha legato il proprio nome indissolubilmente al Milan. Con la maglia rossonera ha disputato 719 partite ufficiali in vent’anni di carriera, conquistando sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali, diventando il volto dell’epoca d’oro del club. Dopo il ritiro, il Milan ha deciso di ritirare la maglia numero 6, un omaggio riservato alle leggende immortali.
Con la Nazionale italiana ha scritto pagine indelebili della storia del calcio. Campione del mondo nel 1982, fu poi il capitano degli azzurri ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, diventando l’emblema di una generazione che ha fatto sognare milioni di tifosi grazie alla sua eleganza, alla leadership e a un senso della posizione che ha rivoluzionato il ruolo del libero.
Negli ultimi mesi aveva continuato a rappresentare il Milan anche nel ruolo di vicepresidente onorario. Tra le sue ultime apparizioni pubbliche, il commovente tributo ricevuto a San Siro durante le celebrazioni per i 125 anni del club, quando tutto lo stadio si era alzato in piedi per applaudire il suo capitano. Un’ovazione che oggi assume il valore di un addio.
Da ogni parte del mondo del calcio stanno arrivando messaggi di cordoglio da ex compagni, avversari, società e istituzioni. Se ne va un campione irripetibile, ma soprattutto un uomo che ha incarnato come pochi il significato di appartenenza a una maglia.










