Si è conclusa dopo poco più di un’ora, nel carcere di Salerno, l’udienza di convalida del fermo di Ridha Rahmouni, il 26enne tunisino accusato dell’omicidio del giornalista sportivo salernitano Luigi “Luca” Esposito, il cui corpo fu trovato carbonizzato nelle campagne di località Cioffi, a Eboli, nella notte tra il 19 e il 20 luglio.
Davanti al giudice per le indagini preliminari Giandomenico D’Agostino, il giovane ha sostanzialmente confermato la versione già resa agli inquirenti dopo il fermo, rispondendo alle domande del magistrato. La decisione sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della misura cautelare è attesa nelle prossime ore.
Secondo la ricostruzione della Procura di Salerno, Rahmouni, irregolare sul territorio nazionale e destinatario di un provvedimento di rimpatrio, avrebbe incontrato Esposito nella notte tra il 18 e il 19 luglio in un terreno agricolo della Piana del Sele. L’incontro sarebbe degenerato in una violenta aggressione, al termine della quale il giornalista sarebbe stato ucciso e il suo corpo dato alle fiamme nel tentativo di cancellare le tracce del delitto.
La difesa: «Ci sono aspetti che vanno chiariti»
Al termine dell’udienza, il difensore dell’indagato, l’avvocato Giovanni Mauri, ha ribadito che restano ancora diversi punti da approfondire.
«Ci sono degli aspetti, già emersi durante l’interrogatorio successivo al fermo, che devono essere sicuramente approfonditi», ha spiegato il legale, facendo riferimento in particolare alle frequentazioni della vittima e ad alcuni elementi del contesto nel quale sarebbe maturato l’omicidio.
Le dichiarazioni della difesa confermano che, nonostante la confessione resa dal 26enne, il quadro investigativo non è ancora completamente definito e che gli inquirenti proseguiranno gli accertamenti per ricostruire con precisione il movente e la dinamica dell’accaduto.
Le indagini proseguono
L’inchiesta coordinata dalla Procura di Salerno aveva già registrato una svolta nei giorni scorsi, quando i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno rintracciato il giovane in un casolare abbandonato. Durante la perquisizione furono trovati il telefono cellulare e una carta di pagamento appartenenti al giornalista, mentre un’impronta digitale rinvenuta sull’auto della vittima e gli accertamenti sui tabulati telefonici hanno contribuito a indirizzare le indagini verso il 26enne.
Gli investigatori continuano a lavorare per chiarire ogni aspetto della vicenda. Sebbene l’indagato abbia ammesso le proprie responsabilità, restano da verificare alcuni elementi emersi nel corso degli interrogatori e degli accertamenti tecnici, con l’obiettivo di ricostruire integralmente le ultime ore di vita di Luca Esposito e il contesto in cui maturò il delitto.











