Dopo quasi sette mesi trascorsi tra reparti di terapia intensiva, interventi chirurgici, fisioterapia e medicazioni, Leonardo Bove è finalmente tornato a casa. Il sedicenne milanese, tra i feriti più gravi del devastante incendio di Crans-Montana, guarda ora al futuro con la determinazione che lo ha accompagnato durante tutto il lungo percorso di cura.
«Il mio sogno è tornare a giocare a calcio e ci riuscirò». Una frase semplice, ma che racchiude la forza di un ragazzo che ha visto la morte da vicino e che oggi vuole riprendersi la propria vita.
Dal rogo alla lunga battaglia in ospedale
La notte di Capodanno 2026, Leonardo si trovava nel locale Le Constellation di Crans-Montana insieme ai compagni del liceo Virgilio di Milano quando un incendio trasformò la festa in una tragedia. Il bilancio fu drammatico: 41 morti e 115 feriti, tra cui numerosi studenti italiani.
Leonardo riportò ustioni sul 50% del corpo e gravi danni dovuti all’inalazione dei fumi tossici. Le sue condizioni erano talmente critiche che per giorni i medici svizzeri lo considerarono non trasportabile. Solo l’11 gennaio fu possibile trasferirlo in elicottero all’ospedale Niguarda di Milano, dove è rimasto ricoverato per oltre sei mesi.
Il ritorno a casa
Nei giorni scorsi è arrivato uno dei momenti più attesi: la dimissione dal Niguarda.
Ad accoglierlo a casa c’erano familiari, amici e compagni di squadra. Un ritorno carico di emozione, celebrato anche dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, che hanno parlato di «una bellissima notizia» e di una testimonianza della straordinaria forza dimostrata dal ragazzo durante questi mesi.
Il calcio non è mai uscito dalla sua vita
Leonardo ha sempre avuto una grande passione per il calcio. È il capitano della Scarioni, società nella quale è cresciuto fin da bambino.
Durante il ricovero, i compagni non lo hanno mai lasciato solo. Gli hanno inviato fotografie delle partite, messaggi, video di incoraggiamento e dediche. Il padre appendeva quelle immagini nella sua stanza d’ospedale, mentre la squadra continuava a scendere in campo indossando magliette con la scritta “Forza Leo”.
Secondo il suo allenatore, Leonardo è sempre stato un ragazzo capace di prendersi responsabilità anche nei piccoli gesti quotidiani. Era lui, racconta, a raccogliere ogni sera palloni, coni e pettorine dopo gli allenamenti, semplicemente perché era il capitano.
«Il mio sogno è tornare a giocare»
La riabilitazione, però, è tutt’altro che conclusa.
Nei prossimi mesi Leonardo dovrà affrontare nuovi interventi chirurgici, fisioterapia e trattamenti per favorire la rigenerazione della pelle. Per almeno due anni dovrà inoltre prestare particolare attenzione all’esposizione al sole.
Nonostante tutto, il suo obiettivo è già chiaro.
«Il mio sogno è tornare a giocare a calcio e ci riuscirò.»
Un traguardo che richiederà ancora tempo, sacrifici e pazienza, ma che rappresenta la motivazione più grande per continuare a combattere.
L’inchiesta sulla tragedia prosegue
Mentre Leonardo prova a ricostruire la propria quotidianità, in Svizzera proseguono anche le indagini sulle responsabilità dell’incendio che ha sconvolto la notte di Capodanno.
L’inchiesta conta ormai numerosi indagati e continua a fare luce sulle presunte violazioni delle norme di sicurezza all’interno del locale. Parallelamente, le famiglie delle vittime e dei sopravvissuti chiedono che venga fatta piena chiarezza sulle cause del rogo e sulle eventuali responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza degli ospiti.
Per Leonardo, però, oggi la priorità è un’altra: tornare a vivere. E, un giorno, rimettere gli scarpini ai piedi e rincorrere di nuovo un pallone. Dopo tutto quello che ha superato, quel sogno non appare più soltanto un desiderio, ma la prossima sfida della sua straordinaria rinascita.









