L’Italia saluta uno dei suoi servitori dello Stato più simbolici. È morto all’età di 75 anni il Comandante Alfa, cofondatore del Gruppo di Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri, il reparto d’élite nato alla fine degli anni Settanta per contrastare terrorismo, sequestri di persona e le più gravi minacce alla sicurezza nazionale. La notizia è stata diffusa attraverso i suoi canali ufficiali, con un messaggio che lo ricorda come “un uomo speciale, capace di donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre”.
Per decenni il suo nome è rimasto segreto. Per tutti era semplicemente “Comandante Alfa”: il volto sempre coperto da un passamontagna, la voce ferma, la scelta di restare nell’ombra affinché fosse il dovere, e non la notorietà, a parlare per lui.
Entrato nell’Arma dei Carabinieri da giovanissimo, fu tra i cinque uomini selezionati nel 1977 per dare vita al GIS. Da quel momento prese parte ad alcune delle operazioni più delicate della storia repubblicana, affrontando il terrorismo interno, missioni ad altissimo rischio e operazioni di liberazione ostaggi, contribuendo a rendere il reparto un punto di riferimento internazionale nelle forze speciali.
Terminata la carriera operativa, aveva deciso di raccontare la propria esperienza attraverso libri e incontri pubblici. Senza mai rivelare la propria identità, parlava soprattutto ai giovani di disciplina, sacrificio, senso dello Stato e rispetto delle istituzioni. Un messaggio che andava ben oltre le imprese militari e che invitava a riflettere sul valore del servizio reso alla collettività.
Con la sua scomparsa se ne va una figura che ha attraversato alcune delle pagine più difficili della storia italiana, scegliendo sempre il silenzio, la riservatezza e il dovere anziché i riflettori.










