È trascorso quasi un mese da quella notte che ha spezzato una giovane vita e sconvolto un’intera comunità. Il trigesimo sarà un momento di raccoglimento e memoria, ma anche l’ennesimo giorno in cui la famiglia di Lorenzo Spasiano, il 21enne ucciso sotto casa a Miano lo scorso 23 giugno, dovrà fare i conti con una domanda che, ancora oggi, non ha risposta.
Chi ha ucciso Lorenzo? E perché?
A quasi trenta giorni dall’omicidio, il delitto del giovane di 21 anni resta avvolto nel mistero. Le indagini proseguono, ma il nome di chi ha premuto il grilletto e il movente dell’agguato non sono ancora stati chiariti.
Un’attesa logorante, che i familiari hanno affidato a un messaggio carico di dolore e dignità.
“Fa male pensare che a distanza di quasi un mese dalla tragica notte che ha portato via da questa vita il nostro Lorenzo, ad oggi sia ancora ignoto il movente e il nome di chi abbia premuto il grilletto per ucciderlo.
Sappiamo per certo che le Forze dell’Ordine e la Magistratura stanno facendo tutto il possibile per risalire all’assassino.
Tuttavia, siamo altrettanto sicuri, che qualcuno sa chi è stato e perché hanno ucciso nostro figlio e nostro fratello.
A questi, il nostro messaggio: l’omertà è la virtù dei poveri, quelli d’animo!“
Parole che non mettono in discussione il lavoro degli investigatori. Al contrario, esprimono fiducia nell’impegno di chi, ogni giorno, continua a lavorare per fare luce sull’omicidio, ma nel messaggio della famiglia c’è anche un appello diretto a chi, forse, conosce la verità.
«Tuttavia, siamo altrettanto sicuri che qualcuno sa chi è stato e perché hanno ucciso nostro figlio e nostro fratello. A questi, il nostro messaggio: l’omertà è la virtù dei poveri, quelli d’animo.»
È una frase che pesa come un macigno, perché Lorenzo non è stato ucciso solo da quel colpo di pistola che ha squarciato il silenzio di una calda notte d’estate in uno dei tanti rioni della periferia della città. Ma quel delitto continua a consumarsi ogni giorno in cui chi sa decide di tacere. Ogni volta che la paura, la convenienza o l’indifferenza diventano più forti della volontà di fare la cosa giusta: fare in modo che la verità possa emergere, affinché le domande di una famiglia distrutta dal dolore possano trovare una risposta e Lorenzo Spasiano possa ricevere la giustizia che merita.
Lorenzo aveva soltanto 21 anni. Aveva davanti un futuro ancora tutto da scrivere, un futuro gli è stato strappato sotto casa, in una notte che ha cambiato per sempre la vita della sua famiglia.
Nei giorni successivi all’omicidio, il quartiere si è stretto attorno ai suoi genitori, ai fratelli e agli amici. Poi, come spesso accade, il tempo ha iniziato a scorrere, le telecamere si sono spente, l’attenzione mediatica si è affievolita, ma il dolore è rimasto immutato.
Per una madre e un padre, il tempo non attenua l’assenza. Per chi perde un figlio in modo così violento, ogni alba è un nuovo giorno senza risposte ed è forse questa la ferita più profonda: non solo la perdita, ma l’incertezza. Non sapere chi abbia deciso di spegnere una vita e per quale motivo.
Il trigesimo non sarà soltanto un momento di preghiera.
Sarà il ricordo di un ragazzo di 21 anni che non può essere archiviato come una delle tante vittime di cronaca, ma sarà anche un nuovo appello alla coscienza di chi sa e continua a tacere, perché la giustizia ha bisogno del lavoro degli investigatori, ma spesso anche del coraggio delle persone e finché il nome dell’assassino resterà senza volto e il movente senza spiegazione, la storia di Lorenzo Spasiano non potrà dirsi conclusa.
La sua famiglia non chiede vendetta, ma rivendica una sola cosa: la verità.











