Entro la fine del 2026 Napoli avrà una rete di 1.600 telecamere di videosorveglianza, rispetto alle 1.200 attualmente operative. Ad annunciarlo è stato il sindaco Gaetano Manfredi, precisando che il sistema oggi registra una percentuale di funzionamento superiore al 90% e che il potenziamento interesserà anche quartieri finora meno coperti, come Ponticelli.
Un investimento importante, che punta a rafforzare il controllo del territorio e a fornire un supporto sempre più efficace alle forze dell’ordine nelle attività di prevenzione e di indagine.
Tuttavia, il tema della sicurezza urbana non può essere affrontato soltanto attraverso il numero delle telecamere installate.
Negli ultimi anni, infatti, non sono mancate le polemiche per impianti di videosorveglianza fuori servizio proprio quando sarebbero stati più utili alle indagini. In diversi episodi di cronaca, residenti e investigatori hanno segnalato telecamere guaste o non funzionanti, con conseguenti difficoltà nella ricostruzione dei fatti e nell’individuazione dei responsabili.
Lo stesso discorso riguarda i lettori elettronici delle targhe, strumenti sempre più strategici per monitorare gli spostamenti dei veicoli, ricostruire percorsi e individuare auto utilizzate per reati. Anche in questo caso, più volte è emersa la necessità di ripristinare dispositivi inattivi o di assicurarne una manutenzione costante.
Per questo motivo, l’annuncio dell’ampliamento della rete rappresenta certamente una buona notizia, ma rischia di essere insufficiente se non accompagnato da un piano altrettanto rigoroso di manutenzione ordinaria e straordinaria.
Una telecamera installata ma non funzionante è, di fatto, una telecamera inutile. Lo stesso vale per un rilevatore di targhe spento o non collegato ai sistemi di controllo.
La sicurezza urbana non si misura soltanto con il numero degli impianti presenti sul territorio, ma soprattutto con la loro affidabilità. Ogni dispositivo fuori uso rappresenta un’occasione persa per prevenire un reato, identificare un responsabile o fornire un elemento decisivo alle indagini.
Prima di celebrare il traguardo delle 1.600 telecamere, sarebbe quindi opportuno garantire che tutti gli impianti esistenti siano pienamente efficienti, intervenendo rapidamente sulle apparecchiature guaste e sui lettori di targhe non operativi.
L’estensione della videosorveglianza ai quartieri meno coperti, come Ponticelli, risponde a un’esigenza concreta di sicurezza e di presidio del territorio, ma il successo del progetto dipenderà dalla capacità di mantenere nel tempo l’intera rete in perfetta efficienza.
Perché la differenza non la fanno le telecamere annunciate, ma quelle che registrano davvero quando serve e la differenza non la fanno i rilevatori di targhe installati, ma quelli che dialogano costantemente con le banche dati delle forze dell’ordine.
In una città complessa come Napoli, dove ogni immagine può trasformarsi in una prova decisiva e ogni targa può condurre all’identificazione di un autore di reato, la priorità dovrebbe essere duplice: ampliare la rete, ma prima ancora garantire il pieno funzionamento di quella già esistente. Solo così la tecnologia potrà diventare uno strumento realmente efficace al servizio della sicurezza e della collettività.










