Dopo la Corte d’Appello di Firenze e la Corte di Cassazione, arriva una terza e decisiva pronuncia favorevole per Claudio Apicella, maresciallo della Guardia di Finanza in congedo originario di Castellammare di Stabia. Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il suo ricorso, riconoscendo il diritto all’equo indennizzo per la patologia asbesto-correlata contratta durante oltre trent’anni di servizio sulle unità navali del Corpo.
La sentenza rappresenta un ulteriore tassello di una lunga battaglia giudiziaria che l’ex militare ha intrapreso contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza, aprendo ora la strada anche alla richiesta di risarcimento dei danni.
Trentatré anni a bordo delle unità navali
Claudio Apicella, oggi 78enne, si arruolò nella Guardia di Finanza nel 1965, prestando servizio fino al 1998 nel contingente di mare.
Per oltre tre decenni ha lavorato come motorista e successivamente come direttore di macchina sulle unità navali del Corpo, svolgendo quotidianamente le proprie mansioni nelle sale macchine, ambienti nei quali, all’epoca, era largamente diffuso l’impiego di materiali contenenti amianto.
Negli anni gli è stata diagnosticata un’asbestosi con placche pleuriche, patologie riconosciute dalla medicina come strettamente correlate all’esposizione professionale alle fibre di amianto.
La revoca dell’indennizzo e la lunga battaglia nei tribunali
In un primo momento l’Amministrazione aveva riconosciuto ad Apicella il diritto all’equo indennizzo.
Successivamente, però, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando Generale della Guardia di Finanza revocarono il provvedimento favorevole, chiedendo anche la restituzione delle somme già corrisposte.
Da quel momento è iniziato un lungo contenzioso giudiziario.
La Corte d’Appello di Firenze ha accertato il nesso causale tra la malattia e il servizio svolto sulle unità navali. La Corte di Cassazione ha poi respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, rendendo definitivo il riconoscimento dello status di vittima del dovere.
Ora anche il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso dell’ex maresciallo, annullando il provvedimento di revoca dell’equo indennizzo.
Secondo i giudici amministrativi, il provvedimento ministeriale risultava privo di un’adeguata motivazione. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio.
Si apre ora la strada al risarcimento
L’ex maresciallo è stato assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che sottolinea la portata della decisione.
«Questa sentenza restituisce giustizia a un uomo che ha servito il Paese con onore, pagando con la propria salute l’esposizione all’amianto. Anche il Consiglio di Stato ha riaffermato un principio fondamentale: i diritti dei lavoratori esposti non possono essere negati o revocati senza un’istruttoria rigorosa e fondata su elementi concreti», dichiara Bonanni.
«La nostra battaglia – aggiunge – non si conclude qui: proseguiremo il percorso giudiziario per ottenere anche il pieno risarcimento di tutti i danni subiti».
Un caso simbolo
La vicenda di Claudio Apicella si inserisce nel più ampio contenzioso che negli ultimi anni ha coinvolto numerosi appartenenti alle Forze armate e ai Corpi dello Stato esposti all’amianto durante il servizio, in particolare sulle unità navali, dove per decenni il minerale è stato impiegato come materiale isolante.
Con la pronuncia del Consiglio di Stato, l’ex maresciallo ottiene la terza sentenza favorevole nei confronti dello Stato, consolidando definitivamente il riconoscimento dei propri diritti e aprendo una nuova fase della vicenda giudiziaria, quella relativa al risarcimento dei danni subiti per una malattia contratta nell’adempimento del servizio.










