Ancora un episodio inquietante nella vita di Luciana Esposito, direttrice di “Napolitan”, la prima giornalista napoletana finita sotto scorta, perché da anni impegnata nel racconto delle dinamiche criminali di Ponticelli e della periferia orientale di Napoli. Nei giorni scorsi, la cronista ha denunciato pubblicamente una nuova violazione della propria sicurezza: due persone sconosciute sono state riprese dalle telecamere di sorveglianza mentre si aggiravano nel giardino della sua abitazione. Un episodio che ha immediatamente fatto scattare accertamenti da parte delle forze dell’ordine.
«Qualche sera fa due sconosciuti sono entrati nel mio giardino. Alle 21.20, a volto scoperto e a piedi nudi, senza attrezzi da scasso: un vero e proprio sopralluogo», ha scritto la giornalista sui social, pubblicando le immagini registrate dal sistema di videosorveglianza. «Ho scelto di rendere pubbliche le immagini perché non posso e non devo restare in silenzio».
L’appello lanciato dalla giornalista è chiaro: diffondere quelle immagini affinché quanto accaduto non venga sottovalutato e per evitare che episodi simili possano trasformarsi in qualcosa di ancora più grave.
Chi è Luciana Esposito
Luciana Esposito è la giornalista più attiva e impegnata nel racconto delle dinamiche camorristiche che si avvicendano tra le strade di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli spesso al centro delle cronache. Fondatrice e direttrice del giornale online Napolitan, progetto editoriale indipendente nato nel 2014 con l’obiettivo di raccontare il territorio oltre gli stereotipi ma senza mai chiudere gli occhi davanti alle infiltrazioni camorristiche.
Nel corso degli anni il suo lavoro si è concentrato soprattutto sugli equilibri criminali di Ponticelli, sulle piazze di spaccio, sulle faide tra clan e sulle ricadute sociali della presenza della camorra nei quartieri popolari di Napoli Est. Un’attività giornalistica che le è costata un prezzo altissimo.
La storia professionale di Luciana Esposito è segnata da continue intimidazioni. Già nel 2015 fu vittima di un violento pestaggio da parte di persone riconducibili ad ambienti criminali di Ponticelli. Le aggressioni e le minacce la costrinsero persino ad allontanarsi temporaneamente da Napoli. Al culmine di un iter giuridico durato sette anni, gli autori delle violenze furono condannati per violenza privata.
Negli anni successivi le intimidazioni non si sono mai fermate. Messaggi sui social, riferimenti espliciti da parte di esponenti dei clan, campagne diffamatorie e minacce esplicite hanno accompagnato costantemente il suo lavoro giornalistico.
Le minacce dei clan e la scorta
La situazione è ulteriormente precipitata tra il 2024 e il 2025. Secondo quanto denunciato dalla stessa giornalista, le minacce sarebbero arrivate da diversi gruppi criminali attivi nell’area orientale di Napoli, compresi soggetti riconducibili ai clan Sarno e De Micco.
Nel maggio 2025 il Ministero dell’Interno ha disposto nei suoi confronti una misura di protezione con scorta armata. Luciana Esposito è diventata così la sesta giornalista campana costretta a vivere sotto tutela per il proprio lavoro.
Tra gli episodi più gravi vi è stato il furto della sua automobile, successivamente rivendicato attraverso messaggi social da persone ritenute vicine ad ambienti camorristici e le minacce di morte, estese anche ai carabinieri della sua scorta nell’estate del 2025, in seguito alla sua testimonianza nell’ambito di un processo a carico di Fabio Riccardi, stimato essere una delle figure apicali del clan De Micco e altri due affiliati allo stessa organizzazione che attualmente detiene il controllo del territorio. Di fatto, Luciana Esposito è anche una testimone di giustizia.
«Avevo deciso di non occuparmi più di camorra»
Le continue intimidazioni avevano portato la giornalista a una decisione sofferta. All’inizio del 2025 annunciò pubblicamente di voler interrompere il racconto delle vicende legate alla camorra di Ponticelli, denunciando una situazione di crescente isolamento e la sensazione di essere stata lasciata sola, a fronte delle minacce sempre più serrate ed esplicite da parte dei clan.
Una scelta maturata dopo anni di pressioni e dopo l’ennesima escalation di minacce. Tuttavia la sua attività di denuncia e informazione non si è mai completamente fermata, continuando a rappresentare un punto di riferimento per chi segue le vicende della periferia orientale napoletana.
Il nuovo allarme
L’episodio avvenuto nel giardino della sua abitazione riaccende ora i riflettori sulla sicurezza della cronista. Le immagini mostrano due persone che si muovono a volto scoperto all’interno della proprietà privata senza apparenti strumenti da scasso. Proprio questo particolare ha alimentato le preoccupazioni della giornalista, che ha definito la presenza dei due individui un possibile sopralluogo.
«Sono stanca di ricevere minacce. Non auguro a nessuno di sentirsi come mi sento io in questo momento. Sono costretta a non sentirmi al sicuro nemmeno in quello che dovrebbe essere il posto sicuro per antonomasia, la mia abitazione», ha dichiarato nel video diffuso sui social.
Le indagini da parte del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Napoli Poggioreale sono in corso e al momento non viene esclusa alcuna ipotesi. della giornalista.











