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Demolito Palazzo Fienga, ex roccaforte del clan Gionta: al suo posto un parco della legalità

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
5 Maggio, 2026
in In evidenza, News
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Demolito Palazzo Fienga, ex roccaforte del clan Gionta: al suo posto un parco della legalità
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Per oltre mezzo secolo è stato il simbolo del potere della camorra, un luogo dove si decidevano traffici, alleanze e omicidi. Oggi, invece, è diventato il simbolo opposto: quello della caduta di un sistema criminale. A Torre Annunziata è iniziata la demolizione di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta, destinata a lasciare spazio a un parco urbano e a una piazza della legalità.

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Le ruspe sono entrate in azione il 5 maggio, segnando un passaggio carico di significato. Non si tratta solo dell’abbattimento di un edificio, ma della cancellazione materiale di quello che per decenni è stato il cuore operativo di una delle organizzazioni camorristiche più radicate nel Vesuviano. Palazzo Fienga era considerato il “fortino” del clan Gionta, il luogo in cui venivano pianificate attività criminali che spaziavano dal traffico di droga alle estorsioni fino agli omicidi.

Quella struttura, affacciata su un territorio segnato da anni di violenza, rappresentava una presenza ingombrante e opprimente. Non a caso, secondo ricostruzioni storiche e giudiziarie, proprio da lì sarebbero partite decisioni cruciali nelle guerre di camorra, compresa la condanna a morte del giornalista Giancarlo Siani, assassinato nel 1985 per le sue inchieste sui clan.

La demolizione arriva a oltre dieci anni dallo sgombero dello stabile, avvenuto nel 2015 con un imponente intervento delle forze dell’ordine, e dopo la confisca definitiva del bene. Per anni il palazzo è rimasto abbandonato, come una cicatrice aperta nel tessuto urbano, memoria concreta di un potere criminale che sembrava impossibile da scardinare.

Oggi quello spazio cambia volto. Al posto del “bunker” della camorra sorgeranno un parco pubblico e una piazza, simboli di restituzione alla collettività. Il progetto prevede anche la possibilità di intitolare l’area proprio a Giancarlo Siani, trasformando un luogo di morte in uno spazio di memoria e impegno civile.

Le istituzioni hanno voluto sottolineare il valore di questa operazione: non solo urbanistica, ma culturale e sociale. “Oggi viene raso al suolo il luogo della presenza sanguinaria della camorra”, è stato detto durante l’avvio dei lavori, evidenziando come l’abbattimento rappresenti una risposta concreta dello Stato.

Il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo ha definito Palazzo Fienga la “sede sociale di un potere criminale violento e oppressivo” e, in occasione dell’avvio della sua demolizione, ha proposto di trasformare l’area in un parco urbano e una piazza della legalità. Ha inoltre suggerito di intitolare la piazza a Giancarlo Siani, sottolineando il forte valore simbolico di questa scelta.

Eppure, dietro la forza simbolica del gesto, resta la consapevolezza che la demolizione di un edificio non basta da sola a cancellare la criminalità. Magistrati e osservatori parlano di un passaggio importante, ma non definitivo: la presenza della camorra nel territorio non si esaurisce con la caduta di un simbolo.

Palazzo Fienga non era solo cemento. Era un sistema di potere, una mentalità, un centro decisionale che ha influenzato per decenni la vita di un’intera comunità. Abbatterlo significa togliere un punto di riferimento visibile alla criminalità, ma soprattutto lanciare un messaggio: i luoghi possono cambiare funzione, e con essi anche il destino dei territori.

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