È stato il fiuto infallibile di Thelma, cane antidroga dei carabinieri, a far scattare il blitz che ha portato all’arresto di tre persone a Castellammare di Stabia.
I militari del nucleo operativo della compagnia stabiese, insieme al nucleo cinofili, erano impegnati in un servizio di contrasto allo spaccio quando qualcosa ha attirato l’attenzione del cane in un appartamento di salita Santa Croce.
Alla porta, una famiglia qualunque. Padre, madre, due figlie – una ancora minorenne – e un gattino stretto tra le braccia. Una scena domestica, ordinaria. Di quelle che non fanno rumore.
Ma fuori, sul pianerottolo, ci sono i carabinieri. E con loro Thelma, il cane antidroga.
La donna apre solo dopo qualche minuto. Prima osserva dallo spioncino, poi prova a prendere tempo: «Il cane non può entrare, c’è il gatto». Una frase semplice, quasi banale. Ma i militari non si muovono. Devono entrare. Lei insiste, chiede ancora un attimo, dice che deve chiuderlo in una stanza.
È in quei minuti che il tempo sembra allungarsi.
Quando finalmente la porta si apre, l’aria cambia. Thelma entra per prima. Non corre, non si agita. Si muove lenta, precisa, stanza dopo stanza. Annusa, osserva, memorizza.
Poi si ferma.
Davanti a una porta chiusa.
È la stessa stanza dove poco prima è stato portato il gatto.
Thelma si siede. Immobile. Non serve altro. I carabinieri conoscono quel segnale: lì dentro c’è qualcosa.
Chiedono alla donna di prendere il gatto e uscire. Lei lo stringe al petto e si allontana. La porta si apre.
Thelma entra e tira dritto verso il letto. Nessuna esitazione. Solo istinto, addestramento, certezza.
Sotto il materasso, la scoperta: decine di dosi di crack già pronte, una pietra ancora da dividere, hashish, cocaina. Un piccolo deposito nascosto nel punto più intimo della casa, ma non è finita.
La perquisizione continua. Nei cassetti, tra gli oggetti quotidiani, emergono altri segnali: bilancini di precisione, un’agenda con conti e numeri, denaro contante. Non è improvvisazione. È organizzazione.
Quella casa, dietro una normalità solo apparente, era diventata un punto di riferimento per lo spaccio.
Il padre, volto già noto alle forze dell’ordine, mentre la madre e la figlia maggiore sono incensurate. Tre storie che si intrecciano in un’unica accusa: detenzione di droga a fini di spaccio.
L’uomo viene portato in carcere, le due donne ai domiciliari.










