Nuovo episodio di violenza ai danni del personale medico in Campania. Un chirurgo in servizio presso l’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati è stato aggredito con pugni e minacce durante una visita ambulatoriale, riportando un trauma cranico e rendendo necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
Un fatto grave che riaccende il dibattito sulla sicurezza negli ospedali e sulle condizioni di lavoro dei professionisti sanitari.
Secondo quanto ricostruito, l’aggressione sarebbe avvenuta mentre il chirurgo stava svolgendo la normale attività di visita. L’uomo è stato colpito fisicamente e successivamente medicato in pronto soccorso, dove è stato refertato un trauma cranico.
L’episodio ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la situazione alla calma e avviare gli accertamenti del caso.
Dura la reazione del sindacato medico Anaao Assomed, che parla apertamente di una crisi strutturale della sanità pubblica.
Per Carmine Sanseverino, quanto accaduto non può essere letto come un episodio isolato:
«La violenza contro i medici non è un’emergenza episodica, ma un indicatore di crisi del sistema. Ogni aggressione indebolisce il presidio di cura e il rapporto di fiducia con i cittadini».
Il sindacalista sottolinea inoltre come fattori come liste d’attesa, carenze di personale e organizzazione fragile contribuiscano ad aumentare tensioni e malcontento, senza però poter mai giustificare episodi di violenza.
L’Anaao ha già scritto alla direzione dell’ospedale per chiedere l’applicazione del Decreto Legislativo 81/2008, che prevede la valutazione dei rischi e la tutela dell’integrità fisica e psicologica dei lavoratori, incluso il rischio aggressioni.
Il sindacato richiama anche il Decreto-legge 137/2024, che ha riconosciuto le aggressioni al personale sanitario come emergenza nazionale, rafforzando il quadro normativo ma, secondo Anaao, non ancora sufficiente senza interventi concreti nelle strutture.
Apprezzamento arriva anche da Bruno Zuccarelli, che giudica positivamente la decisione della Direzione strategica dell’ospedale di procedere con la costituzione di parte civile.
Un segnale importante, secondo il sindacato, per garantire che episodi di violenza non restino impuniti.
Zuccarelli evidenzia come i professionisti sanitari siano spesso esposti in prima linea senza adeguata protezione, nel momento più delicato del rapporto con i cittadini.
Le difficoltà del sistema sanitario, aggiunge, non possono trasformarsi in aggressioni contro chi lavora per garantire il diritto alla salute.
L’episodio del Moscati si inserisce in un contesto più ampio di crescente tensione negli ospedali italiani, dove le aggressioni al personale sanitario risultano in aumento.
Per Anaao, la risposta non può limitarsi alle norme: servono sicurezza nei presidi, personale adeguato, percorsi organizzativi chiari e una responsabilità diretta delle direzioni sanitarie.
«Difendere i medici significa difendere il Servizio sanitario pubblico», ribadisce il sindacato. Senza interventi concreti, il rischio è quello di un progressivo indebolimento del sistema e di una crescente fuga di professionisti.











