Si chiude oggi la consultazione referendaria che ha visto gli italiani esprimersi sulla riforma costituzionale della giustizia, e i dati definitivi sull’affluenza e sui risultati nelle urne confermano un coinvolgimento significativo degli elettori nella regione Campania e un netto vantaggio del No, in linea con le tendenze nazionali.
Secondo i dati ufficiali raccolti al termine dello spoglio, l’affluenza definitiva in Campania ha superato la soglia del 50% degli aventi diritto, attestandosi tra le più alte registrate nella regione negli ultimi anni per una consultazione di questo tipo. Questo dato segnala una mobilitazione importante dell’elettorato locale, superiore alle aspettative iniziali e in crescita rispetto alle rilevazioni parziali di domenica sera.
Nella città di Napoli, in particolare, la partecipazione è stata ancora più significativa: circa il 76% degli elettori si è recato alle urne e ha votato No alla riforma costituzionale della giustizia, un risultato che supera nettamente la media regionale e nazionale e conferma la netta prevalenza della scelta contraria alle modifiche proposte.
L’esito locale segue una tendenza registrata anche a livello nazionale, dove il fronte del No ha prevalso sulla conferma della riforma, segnando una battuta d’arresto per il progetto di revisione costituzionale avanzato dal governo. I primi scrutini avevano già indicato un vantaggio significativo per i contrari alla riforma.
La risposta alle urne in Campania e a Napoli in particolare conferma il ruolo cruciale della partecipazione civica in un momento in cui la posta in gioco era alta: non solo un giudizio sulla riforma della magistratura, ma anche un’espressione della fiducia degli elettori nei confronti degli attuali equilibri istituzionali e politici.
Con l’affluenza oltre il 50% e il motivo del No così largamente espresso tra gli elettori campani e napoletani, la consultazione non solo ratifica la scelta di respingere la riforma costituzionale proposta, ma offre anche uno spaccato significativo del sentimento politico nelle regioni del Sud Italia, dove la partecipazione popolare e le preferenze di voto hanno mostrato dinamiche forti e distinte rispetto ad altre aree geografiche.











