La camorra guarda sempre più alle nuove frontiere della criminalità digitale. È questo lo scenario emerso dall’operazione condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, che nella notte del 16 marzo 2026 hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e di divieto di dimora in Campania nei confronti di 16 persone, gravemente indiziate a vario titolo di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.
Il provvedimento è stato emesso dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli, al termine di una complessa attività investigativa sviluppata tra il 2022 e il 2024.
Le indagini, coordinate dalla DDA e portate avanti dal Nucleo Investigativo dell’Arma anche attraverso sofisticate attività tecniche, hanno consentito di documentare l’operatività di una struttura criminale collegata al clan Mazzarella, storica organizzazione camorristica attiva a Napoli e provincia.
Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in piedi una vera e propria associazione per delinquere specializzata nelle truffe informatiche, composta anche da figure di rilievo del sodalizio criminale. Tra i destinatari delle misure cautelari figurerebbero infatti presunti promotori e organizzatori dell’organizzazione.
L’attività investigativa ha permesso di ricostruire nel dettaglio il modus operandi del gruppo, che operava non solo in Italia ma, in alcuni casi, anche in territorio iberico, dimostrando una capacità operativa di respiro internazionale.
Le truffe venivano realizzate principalmente attraverso sofisticate tecniche di phishing e vishing. Nel primo caso le vittime ricevevano email contraffatte che imitavano comunicazioni ufficiali degli istituti di credito; nel secondo venivano contattate telefonicamente da falsi operatori bancari.
Una delle tecniche più utilizzate era quella del caller ID spoofing, che permetteva agli indagati di modificare il numero del chiamante facendo apparire sul telefono della vittima quello reale della propria banca. Convinti di parlare con un operatore dell’istituto di credito, i correntisti finivano per fornire dati sensibili, codici di accesso o autorizzare operazioni bancarie.
In altri casi le vittime venivano indirizzate tramite link a siti “clone” perfettamente identici a quelli delle banche, nei quali inserivano inconsapevolmente le proprie credenziali.
Non solo. Gli investigatori hanno accertato che gli autori delle truffe, per rendere ancora più credibile il raggiro, si presentavano come operatori antifrode, agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri, sostenendo che sul conto della vittima fossero in corso operazioni sospette.
Con questo stratagemma convincevano i malcapitati a effettuare bonifici “di sicurezza” verso conti controllati dal gruppo criminale, con il pretesto di mettere al riparo i propri risparmi da presunti attacchi informatici.
Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, è stato disposto anche un sequestro preventivo per quasi un milione di euro, ritenuto profitto delle attività illecite.
L’operazione rappresenta un duro colpo alle nuove strategie della criminalità organizzata, che sempre più spesso affianca alle attività tradizionali – come traffico di droga ed estorsioni – le frodi informatiche, considerate meno rischiose e altamente remunerative.
Le indagini proseguono per individuare eventuali ulteriori complici e ricostruire nel dettaglio la rete di conti correnti e strumenti finanziari utilizzati per riciclare i proventi delle truffe.










