Era il 25 febbraio 1996 quando Gioacchino Bisceglia, un falegname di 25 anni di Terlizzi, perse la vita in un’imboscata mortale nell’ambito di un’estorsione legata al furto di un’auto di famiglia.
Gioacchino si era recato insieme al fratello Pietro e all’amico Maurizio Baldassarre in contrada Padule, nelle campagne tra Terlizzi e la località Mariotto, dopo aver ricevuto un messaggio degli estorsori: “Venite con i soldi e riavrete la Golf”, riferita all’automobile rubata al fratello.
L’incontro, però, degenerò rapidamente. Secondo le cronache dell’epoca, tra le due parti scoppiò una violenta lite e uno degli aggressori estrasse una pistola, ferendo dapprima Gioacchino alla gamba. Il gruppo dei malviventi inseguì i tre amici mentre tentavano di fuggire a bordo della loro auto e, in un secondo conflitto a fuoco, Gioacchino fu colpito mortalmente al torace; Baldassarre rimase ferito ad una spalla.
La vittima morì dissanguata prima di poter essere soccorsa: mentre lui agonizzava tra gli ulivi, il fratello e l’amico raggiunsero a piedi la strada provinciale per chiedere aiuto, ma nessuna auto si fermò per circa due ore.
I carabinieri identificarono e fermarono poco dopo i responsabili dell’agguato: si trattava di cinque giovani di Terlizzi e dintorni, tra cui tre fratelli con il cognome De Simine e altri complici. Nei loro confronti furono ipotizzati reati di omicidio volontario, tentato omicidio, detenzione di armi e tentativo di estorsione.
Due dei fratelli fermati, Felice e Giambattista De Simine, erano già noti alle cronache locali perché condannati per strage, in seguito al posizionamento di un ordigno carico di tritolo davanti al Municipio di Terlizzi nel maggio 1993, esplosione che aveva ferito gravemente un vigile urbano.
La morte di Gioacchino Bisceglia è ricordata come una delle vittime innocenti della criminalità organizzata e del racket delle estorsioni in Puglia negli anni ’90.
Nel corso degli anni la figura di Bisceglia è stata commemorata in varie iniziative civiche nel suo paese: flash mob, manifesti e cerimonie di memoria, non solo per ricordare il sacrificio di un giovane che si era opposto alle intimidazioni, ma anche per sensibilizzare la comunità sul tema della legalità.
L’omicidio di Gioacchino Bisceglia non fu un episodio isolato, ma un drammatico capitolo di un periodo in cui il racket delle estorsioni e la violenza criminale colpivano anche piccole comunità dell’Italia meridionale, mettendo a rischio vite e quotidianità. Il rifiuto di cedere alla logica del pagamento coatto costò la vita a un giovane falegname con progetti e affetti, ricordandoci quanto il coraggio individuale si intrecci alla necessità di una risposta collettiva contro ogni forma di prevaricazione mafiosa.










