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Carico di droga rubato alla ‘ndrangheta: la cosca mise una taglia da 120 mila euro sull’autore del colpo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Latitante dell’Alleanza di Secondigliano arrestato dai Carabinieri mentre pranzava in un ristorante

Immagine di repertorio

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Una rapina di un carico di droga di 20 kg di cocaina, sottratto negli ambienti della criminalità organizzata, è al centro di una vasta operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli e della Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Napoli, che oggi ha portato all’esecuzione di nove ordinanze di custodia cautelare. Tra gli arrestati figurano esponenti del clan camorristico Vanella‑Grassi e membri della cosca calabrese Nirta‑Strangio della ‘ndrangheta di Reggio Calabria. 

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La rapina risale all’aprile 2023 a Casavatore, quando un gruppo collegato al Vanella‑Grassi intercettò e rubò circa 20 chilogrammi di cocaina che due corrieri della ‘ndrangheta stavano trasportando. La droga, destinata al clan Amato‑Pagano, fu portata via prima di raggiungere i destinatari. Il valore stimato del carico si aggira attorno ai 120 mila euro. 

La risposta della ‘ndrangheta non si è fatta attendere. Secondo quanto emerge dalle indagini, la cosca Nirta‑Strangio avrebbe addirittura lanciato una taglia di 120 mila euro sull’uomo ritenuto l’ideatore del colpo, offrendo la ricompensa a chiunque fornisse informazioni per individuarlo e punirlo per lo “sgarro”. In alcune fasi dell’inchiesta è emerso che la criminalità organizzata stava progettando anche il rapimento della moglie dell’autore della rapina, come rappresaglia. 

Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha definito preoccupante questa escalation: “Conosciamo il modo di pensare della ‘ndrangheta e per questo abbiamo chiesto all’ideatore del colpo se vuole essere tutelato”, ha affermato durante una conferenza stampa, sottolineando il rischio di ritorsioni violente contro gli indagati o i loro familiari. 

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il colpo sarebbe stato ideato e portato avanti da Simone Bartiromo, già arrestato nel luglio 2025 e ora rinchiuso nel carcere di Tolmezzo (UD). Stando alle fonti investigative, Bartiromo avrebbe agito anche per saldare un debito di circa mezzo milione di euro con ambienti criminali, incassando circa 60 mila eurodalla vendita della droga sottratta. 

L’operazione ha evidenziato un collegamento diretto tra la camorra napoletana e la ‘ndrangheta calabrese, con un’interazione che va oltre i semplici traffici di stupefacenti e si spinge fino alla pianificazione di reazioni cruente di tipo mafioso. 

I carabinieri del comando provinciale di Napoli, all’alba di martedì 24 febbraio, hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove persone. Gli indagati sono ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere di stampo camorristico, rapina, detenzione di sostanze stupefacenti e possesso di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose. 

Tra i destinatari delle misure giudiziarie vi sono, oltre a Bartiromo, anche membri della cosca calabrese Nirta‑Strangio, altri affiliati del clan Vanella‑Grassi e persone ritenute coinvolte nella pianificazione e nell’esecuzione del colpo. La presenza di esponenti di entrambe le organizzazioni criminali testimonia un livello di interazione tra mafia calabrese e camorra napoletana in materia di traffico e gestione delle sostanze stupefacenti. 

In un episodio che rivela la tensione delle indagini, uno degli arrestati si era nascosto in una nicchia ricavata dietro un armadio, nella camera da letto della figlia, nel tentativo di sfuggire alla cattura. 

L’operazione rappresenta uno colpo significativo alle dinamiche mafiose nella regione campana e calabrese, soprattutto per quanto riguarda il traffico di stupefacenti e le rappresaglie tra organizzazioni criminali. La presenza di una taglia messa da una ‘ndrina sulla testa di un rapinatore è un elemento particolarmente grave, evidenziando come le cosche siano pronte a usare ogni mezzo per difendere i propri interessi illeciti. 

La Dda di Napoli prosegue le indagini per fare luce su eventuali altre complicità e sviluppi criminali legati a questo episodio, che ha dimostrato ancora una volta la pericolosità delle alleanze e delle conflittualità tra grandi organizzazioni mafiose italiane. 

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