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Ponticelli, l’arresto di “o’ veloce”, la scarcerazione del ras dei De Micco: tra i cittadini dilaga omertà e paura

Luciana Esposito di Luciana Esposito
18 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Un’immagine diventata ormai iconica e che dilaga su Facebook, quella scattata per immortalare l’arresto di Vincenzo Valentino detto ‘o veloce, ex affiliato ai De Martino, poi confluito nel rifondato clan De Micco per dare man forte all’organizzazione che detiene saldamente il controllo del quartiere Ponticelli. Una foto che ritrae ‘o veloce nella gazzella dei carabinieri che lo hanno tratto in arresto mentre mostra il dito medio, accompagnato dal mezzo cuore mimato con una mano da una parente.

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L’arresto del 36enne, avvenuto nei giorni scorsi, è diventato così uno dei tanti contenuti che spopolano sui social network, concorrendo a mitizzare e consacrare lo status delle figure di spicco della camorra ponticellese.

Valentino aveva conquistato la ribalta nazionale quando, nel 2023, si rese autore di una serie di minacce esplicite, rivolte all’inviato di “Striscia la notizia” Vittorio Brumotti che si era recato nel Parco di Topolino per realizzare un servizio e che fu vittima di un vero e proprio linciaggio. O’ veloce era tornato in libertà da diversi mesi e si era subito messo in mostra, andando a rinsaldare lo zoccolo duro del clan De Micco proprio nel “Parco di Topolino”, un tempo arsenale del clan Sarno, oggi sempre più fortino simbolo del potere egemone dei cosiddetti “Bodo”. Una leadership consolidata e rilanciata anche dall’insediamento in quella sede del ras scarcerato di recente, il cui ritorno nel quartiere è stato accolto con un lungo e fragoroso spettacolo pirotecnico. I De Micco perdono un tassello, ma riabbracciano una figura apicale del clan che durante le prima settimane da uomo libero sta optando per il profilo basso. Niente azioni eclatanti, niente spari o gesti che richiamano l’attenzione, ancor più in un momento storico che vede il quartiere sotto i riflettori mediatici in seguito all’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa dal fratello Giuseppe nel parco Conocal di Ponticelli.

L’ultimo omicidio eclatante avvenuto a Ponticelli matura in un contesto che esula dallo scenario camorristico, ma è stato comunque capace di sortire una notevole risonanza mediatica e non solo. Nei giorni scorsi, proprio a Ponticelli, si è riunito il comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza. Il sindaco Manfredi, il prefetto Di Bari, hanno annunciato l’intenzione di lavorare a un piano operativo dettagliato per il quartiere Ponticelli, con un’attenzione particolare alla situazione sociale e di sicurezza del rione Conocal, che sarà pronto entro trenta giorni.

Secondo Manfredi, la strategia non si limiterà agli aspetti legati all’ordine pubblico ma includerà anche azioni sociali e di aggregazione, partendo dall’oratorio, considerato un punto di riferimento fondamentale per il quartiere. L’amministrazione comunale sta valutando insieme al parroco la possibilità di potenziare le attività associative e educative pomeridiane, oggi giudicate insufficienti rispetto alle esigenze delle famiglie e dei giovani del territorio. 

Parallelamente, il sindaco ha confermato che le forze dell’ordine intensificheranno i controlli nell’area per garantire maggior sicurezza e contrastare fenomeni di microcriminalità o di disagio sociale. 

Un altro nodo emerso nel corso del Comitato riguarda la scarsità di attività commerciali nel quartiere, ritenute un elemento di “normalità” e sviluppo urbano. Manfredi ha riferito che si sta lavorando per capire come coinvolgere privati, associazioni o fondazioni — insieme alla Chiesa — che possano promuovere iniziative produttive e commerciali in loco. 

Proprio i commercianti rappresentano una delle categorie più vulnerabili, per effetto delle reiterate e violentissime richieste estorsive che sono costretti a subire. La sfrontata e plateale padronanza del territorio ostentata dalle figure apicali del clan concorre a fomentare un clima di dilagante omertà, unitamente alla legittima paura delle conseguenze di un’ipotetica denuncia. Nella mente dei cittadini riecheggia ancora il frastuono dei colpi di pistola che hanno ucciso il 36enne Enrico Capozzi, probabilmente ucciso per una ritorsione, riconducibile alla denuncia che aveva portato all’arresto e alle condanne dei suoi estorsioni. In attesa che le indagini in corso facciano luce su uno dei delitti più efferati della storia recente del quartiere, nei cittadini regna il legittimo timore delle conseguenze che possono scaturire da un diniego, un gesto irrispettoso, indirizzato ai nuovi leader della camorra di Ponticelli. Un clima frutto della strategia del terrore inscenata dal clan.

Sullo sfondo il regno creato dai tre fratelli De Micco attualmente detenuti che allo stato attuale sembrano aver perso la centralità in termini di potere decisionale, pur preservando uno status di ossequioso rispetto che il clan mira a riconoscergli e preservare, al pari dei nomi e dei soprannomi, marchio di fabbrica intoccabile, ormai, seppure nella sostanza e nella forma sia andato incontro a un profondo e tangibile cambiamento. In primis perché spicca la vistosa presenza di figure apicali che continuano a consacrare ruoli e potere in maniera esplicita e soprattutto perché i vincoli di parentela – diretti, ma anche acquisiti – hanno concorso a fare il resto, facilitando alleanze clamorose e pesanti che hanno consentito alla cosca di compiere un notevole salto di qualità.

L’essenza della nuova era camorristica in scena a Ponticelli si sintetizza in una sigla “G.C.”: le iniziali di due ras, due figure di spicco, due leader del clan. Entrambi capaci di suscitare un forte accendente sulle giovani leve, unitamente a un dilagante senso di esaltazione delle gesta criminali e di appartenenza al clan. Lo dimostrano in maniera inequivocabile i post-tributo che quotidianamente si susseguono sui social network: “sei più di un padre per me” e ancora “ti amo più dei miei genitori”, “solo Dio ci può separare”. Giovani che si servono dei social network per suggellare il patto di fedeltà e servilismo, non al clan, ma ai nuovi leader, quelli che dal loro canto rilanciano lo stesso messaggio rivolgendo lo sguardo ai fratelli De Micco. Seppure sia ormai palese che l’ago della bilancia si sia spostato su un altro asse criminale, ben più vantaggioso per tutti i soggetti legati ala cosca, uno dei leader della nuova versione del clan De Micco ha rilanciato di recente l’unione di intenti che intercorre tra le nuove leve e i fratelli fondatori della cosca dei “bodo”. La foto che ritrae l’ingresso dell’istituto penitenziario dove è recluso uno dei fratelli De Micco, accompagnata da una frase che ufficializza il colloquio in carcere. Un clan che parla attraverso simboli e frasi criptiche, ben decifrabili per chi mastica il gergo della malavita e lo fa servendosi dei social network, sempre più centrali e cruciali nella divulgazione di messaggi finalizzati a rilanciare le quotazioni dei “bodo”.

Chi ipotizzava un’uscita di scena dei fratelli De Micco viene smentito con i fatti, ma anche con le immagini, per dare una dimostrazione concreta di solidità e unione tra vecchio e nuovo, tra i fondatori e gli eredi, i fedelissimi che fin dai primi istanti hanno fatto quadrato intorno ai fratelli De Micco e che adesso stanno portando avanti ideali e disegni criminali per consolidare l’assetto camorristico anche ben oltre i confini di Ponticelli. Un clan che non è solo estorsioni e droga, ma è ben altro e oltre estorsioni e droga. Una potenza criminale che fa dei De Micco uno dei clan più potenti, sotto l’aspetto militare ed economico, dell’intera cittadina Napoli. Ed è anche per questo che tra i cittadini, i commercianti, i soggetti estranei alle dinamiche camorristiche, cresce la paura e regna la tacita e diffusa regola del non pestare i piedi ai ras di Ponticelli che in più occasioni hanno dato feroce dimostrazione del livore criminale che alimenta il desiderio di controllare tutto e tutti. Tutte le strade, i rioni, i vicoli e tutte le persone che occupano uno spazio fisico sul “loro territorio”. Numerosi i pestaggi, anche e soprattutto ai danni di persone estranee alle logiche criminali, finalizzati a consolidare e fomentare quel clima di omertà e paura diffusa che continua a dilagare tra le strade di un quartiere, sempre più in balia della camorra.

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