Era la notte tra il 16 e il 17 febbraio 2001 quando Florentina Motoc, conosciuta da tutti come Tina, una giovane donna moldava di 21 anni, fu brutalmente uccisa nei pressi dello svincolo di Pianezza Collegno, lungo la tangenziale che circonda Torino. Il ritrovamento del suo corpo segnò una delle pagine più drammatiche legate alla violenza contro le donne e all’abuso del racket della prostituzione.
Il corpo di Florentina, privo di vestiti, fu ritrovato vicino a un canale di irrigazione con molteplici segni di violenza sul volto e sul capo. Le sue gambe e il piede destro erano stati bruciati con il fuoco di un falò acceso con i suoi abiti, mentre i collant stringevano il suo collo e le sue mani erano legate dietro la schiena, indizi inequivocabili della brutalità del delitto. La giovane morì per soffocamento dopo essere stata torturata e aggredita.
Florentina era originaria di Dorohoi, in Romania, e si trovava in Italia in condizioni di sfruttamento: costretta a prostituirsi, lontana da casa e dalla sua figlia di due anni, che era rimasta nel paese natale insieme ai nonni. La sua storia, segnata da difficoltà economiche e dalla ricerca di una vita migliore, si concluse in modo tragico, trasformandola in simbolo delle vittime della violenza, della tratta di esseri umani e del racket della prostituzione.
Le indagini della polizia e della magistratura portarono all’arresto di Maurizio Minghella, un serial killer già condannato per numerosi omicidi di donne, soprattutto sex worker, commessi a Torino tra la fine degli anni ’90 e il 2001. In stato di semilibertà, Minghella aveva colpito diverse volte e, per il delitto di Tina Motoc, fu condannato all’ergastolo, insieme a ulteriori pene per altri omicidi.
La tragedia di Florentina non è stata dimenticata. Negli anni successivi alla sua morte, associazioni come Libera e il Gruppo Abele, insieme a comunità locali e realtà civiche, hanno promosso iniziative di memoria e sensibilizzazione contro la violenza, lo sfruttamento e la tratta degli esseri umani. A Torino, in diversi contesti, il suo nome è stato ricordato come simbolo delle vittime di ingiustizia e di abusi, affinché la sua storia resti parte della memoria collettiva e continui a stimolare impegno sociale e solidarietà.











