Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Regione Campania, ha fatto visita nel carcere di Secondigliano a Giuseppe Musella, il 28enne arrestato per l’omicidio della sorella Ylenia, uccisa al culmine di una lite domestica durante la quale l’uomo le avrebbe lanciato contro un coltello.
Al termine dell’incontro, Ciambriello ha descritto Musella come lucido, razionale e consapevole della gravità di quanto accaduto, una persona che – nelle sue parole – “sa di avere bisogno di tempo”. Un colloquio lungo e intenso, nel quale il detenuto ha raccontato dolori e sofferenze profonde, legate anche a una storia familiare segnata dalla detenzione: il padre ristretto in un carcere di alta sicurezza, uno zio anch’egli detenuto. Ha voluto smentire con veemenza, invece, le notizie divulgate nelle quali viene riportato che anche la madre attualmente si trovi in carcere. La donna non ha assistito alla lite, ma è accorsa immediatamente sotto causa ed era in auto con i figli, in quell’ultima, disperata corsa verso l’ospedale Villa Betania.
Musella ha ripetuto più volte un passaggio che, secondo il garante, rappresenta uno snodo centrale della sua vicenda personale: “Solo da sette mesi ero tornato, ero rientrato nel rione Conocal”. Prima, ha spiegato, avrebbe vissuto a lungo nel rione Luzzatti, dividendosi tra scuola calcio e parrocchia. Un periodo ricordato con particolare intensità: “Gli brillavano gli occhi quando mi ha detto che lì ha avuto modo di conoscere e frequentare due preti”, ha riferito Ciambriello.
Nel corso della conversazione, sono emersi anche momenti di distensione, come quando Musella ha parlato della sua passione per il calcio, definendosi un’“ala sinistra, come Insigne”. Ricordi che si intrecciano a una riflessione amara sui quartieri, sui luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza, e su una vita che sembra aver conosciuto strade molto diverse prima di convergere in quel ritorno nel rione Conocal, probabilmente vissuto male dal 28enne.
Musella, riferisce Ciambriello, si è detto molto infastidito dal racconto mediatico, ritenuto ricco di “voci infondate” su di lui, sulla sorella e sulla famiglia. In merito alle indiscrezioni su un presunto tentativo di suicidio, ha smentito con decisione: “Una tragedia basta e non ne servono due”, parole che, ha raccontato, gli sarebbero state rivolte dalla madre come una sorta di preghiera.
Ciambriello ha voluto mantenere una posizione netta sul piano istituzionale: “Io non entro nel merito della situazione. Uno che sbaglia non deve solo pagare, deve cambiare. Ma bisogna chiedersi: ci sono le condizioni?”.
Il garante ha poi richiamato il tema della dignità detentiva, denunciando situazioni di sovraffollamento: “A Poggioreale ci sono celle con nove persone. Non è dignitoso. La dignità non è negoziabile”.
Infine, l’appello a un carcere che non sia solo luogo di pena ma anche di ascolto: “Servono figure che facciano da ponte, che sappiano ascoltare, accompagnare, aiutare a comprendere. Senza questo, non può esserci alcun cambiamento reale”.











