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Ponticelli, 23enne legato al clan De Micco ferito da un proiettile alla gamba

Luciana Esposito di Luciana Esposito
14 Gennaio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Ponticelli, 23enne legato al clan De Micco ferito da un proiettile alla gamba
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Nel tardo pomeriggio di martedì 13 gennaio Ponticelli, N.R., un giovane di 23 anni è rimasto ferito a una gamba in circostanze ancora da chiarire. L’episodio è avvenuto in via Califano, tra le 19 e le 20, mentre il ragazzo si trovava in strada in compagnia di un’amica.

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Il giovane, classe 2002, ha riferito di aver udito un rumore, subito seguito da una sensazione di bruciore alla gamba destra. Solo dopo si sarebbe reso conto di essere stato colpito al polpaccio destro, presumibilmente da un colpo d’arma da fuoco.

Soccorso e trasportato presso la clinica Villa Betania, il giovane è stato medicato e successivamente dimesso. Le sue condizioni non destano preoccupazione.

Sull’episodio indaga la Polizia di Stato, con l’Ufficio Prevenzione Generale (UPG) che ha avviato gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.

Il 23enne risulta vicino agli ambienti criminali del quartiere. Sui social sono presenti vistose tracce dell’assidua frequentazione con figure di primo ordine del clan De Micco. Un legame suggellato anche dai tatuaggi che adornano il petto sinistro del giovane, protagonista di quello che potrebbe essere l’ennesimo sussulto di camorra tra le strade del quartiere Ponticelli.

A.L.V. e G.C., sigle apparentemente innocue, ma che invece sembrano rappresentare un patto di eterna fedeltà al clan, portando cucite sulla pelle le iniziali dei due ras che di recente si sono alternati nella gestione del Lotto 10, uno degli arsenali storici dei De Micco che, del resto, fin dal loro debutto sulla scena camorristica hanno introdotto quella che è diventata una vera e propria moda: tatuarsi nomi, soprannomi, iniziali e simboli utili a suggellare il legame eterno con il clan che attualmente detiene il saldo e capillare controllo del territorio.

A.L.V.: Alessio La Volla, il giovanissimo affiliato ai De Micco che si sarebbe ritagliato un posto di rilievo nell’organizzazione partecipando alla realizzazione di diversi omicidi eclatanti che hanno concorso a rinsaldare e consacrare l’egemonia del clan. Per questo motivo avrebbe guadagnato sul campo il controllo degli affari illeciti nel rione Lotto 10, storico quartier generale dei “Bodo”. L’esaltazione con la quale viene celebrata e mitizzata sui social la sua figura, soprattutto in seguito all’arresto, ben spiega lo spessore criminale del giovane La Volla che non può essere ritenuto un semplice gregario. Perno portante del braccio armato del clan, La Volla fu arrestato a novembre del 2024 per aver partecipato al sequestro del fratello del ras dei De Luca Bossa Francesco Audino alias ‘o cinese. L’ultimo di una lunga serie di episodi dei quali sarebbe stato protagonista, secondo Giovanni Braccia, un tempo fonte privilegiata della giornalista Luciana Esposito, oggi collaboratore di giustizia. Le sue frasi, accompagnate da quella sigla che assume la connotazione di un vero e proprio “brand criminale”, diventano della pillole di saggezza che si susseguono sui profili social “dei suoi ragazzi”: un gruppo di ragazzini affascinati e soggiogati dalla rapidità con la quale La Volla è riuscito a ritagliarsi un ruolo di spessore all’interno di un cartello criminale che seguita a sortire più fascinazione di una squadra di calcio di serie A, agli occhi dei ragazzi poveri di ideali e progetti di vita che affollano le strade dei rioni di periferia.

G.C.: il reggente del clan, il leader Maximo, la persona che sta seminando paura e desolazione tra le strade del quartiere. “A minaccia”. Scarcerato nell’estate del 2024 è andato incontro a un’ascesa molto più rapida e autorevole rispetto a quella realmente percepita dagli inquirenti, probabilmente. Complice un vincolo di parentela pesante che lo lega a filo doppio ai Mazzarella, ma anche l’affiliazione ai De Micco in tenera età, maturata quando il clan muoveva i primi passi. Un legame di fedeltà e rispetto che non ha disdegnato, ma che anzi ha valorizzato e onorato scontando per intero una condanna di circa dieci anni di reclusione. Una premessa che di per sé legittima la consacrazione di uno status che negli ambienti criminali incide e che al contempo pesa nella ridistribuzione di ruoli e gerarchie, soprattutto con i boss fondatori del clan reclusi, chissà ancora per quanto tempo.

Del resto, i tatuaggi che tributano fedeltà ai singoli, a discapito del nome/soprannome del clan – come avveniva in passato – di per sé sanciscono un’importante e significativo cambio di rotta. Una sorta di spartiacque che concorre a tratteggiare i confini che delineano l’incipit di una nuova era camorristica, dentro e fuori dal clan De Micco.

Un legame tutt’altro che blando, quello che intercorre tra le figure di spicco dei cosiddetti “Bodo” e il giovane attinto da un proiettile mentre era in compagnia con un’amica lungo una delle strade in cui versa una delle piazze di droga più gettonate dai giovani del quartiere, complice la vicinanza con la villa comunale intitolata ai “Fratelli De Filippo”. Come dimostrano alcuni contenuti pubblicati sui social da diversi soggetti legati ai de Micco, nelle ore immediatamente successive al raid. Post, storie e messaggi, accompagnati da foto che ritraggono il giovane in compagnia dei ras di Ponticelli che gli hanno riconosciuto un vero e proprio tributo sui social network, dopo essere rimasto ferito da quel proiettile a una gamba: dichiarazioni d’amore e attestati di stima, finalizzati ad esortarne il ritorno sulla scena più forte e motivato di prima. Immagini e parole che assumono una connotazione inequivocabile che concorre a far luce sul raid andato in scena nel tardo pomeriggio di ieri.

Il 23enne è il secondo giovanissimo ferito in una dinamica ancora tutta da chiarire. Lo scorso 3 gennaio era toccato al 25enne Alfredo Clemente, mentre si trovava nei pressi della sua abitazione in via il flauto magico, nel rione Conocal di Ponticelli, quartier generale dei D’Amico, i cosiddetti “fraulella” ridotti all’osso da omicidi eccellenti, arresti e soprattutto clamorosi cambi di casacca. Ad indebolire il clan fondato dai fratelli Antonio e Giuseppe D’Amico hanno concorso soprattutto i voltafaccia di parenti e affiliati, confluiti nel clan De Micco.

Saranno le indagini in corso a chiarire se c’è un collegamento tra i due episodi. L’unico dato certo è che il recente raid in cui è rimasto ferito il 23enne è andato in scena all’indomani di un evento assai propizio per i De Micco: la decisione della Suprema Corte di Cassazione di annullare con rinvio la sentenza di condanna all’ergastolo nei confronti del boss Salvatore De Micco e del coimputato Gennaro Volpicelli per il duplice omicidio di Gennaro Castaldi e Antonio Minichini avvenuto a nel rione Conocal di Ponticelli il 29 gennaio 2013. La quinta sezione penale della Corte ha accolto i ricorsi dei difensori e disposto che una diversa sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli torni a giudicare i due imputati, riaprendo così una vicenda giudiziaria che ruota attorno a uno degli omicidi che ha segnato profondamente lo scenario camorristico della periferia orientale di Napoli. Una notizia accolta con grande tripudio dai De Micco e dai loro fiancheggiatori, ma che inevitabilmente riapre una ferita mai sanata: l’omicidio di Antonio Minichini, figlio del boss Ciro Minichini detto Cirillino, deceduto di recente e di Anna De Luca Bossa, sorella del boss tonino ‘o sicco. Proprio l’omicidio del 18enne, estraneo alle logiche criminali, nel corso degli anni ha fomentato la faida tra i De Luca Bossa e i De Micco, contornando le ostilità di motivazioni che esulano dallo scenario strettamente criminale per assumere i tratti di una vera e propria vendetta personale, ulteriormente imbruttita dall’omicidio di Carmine D’Onofrio, figlio del boss Giuseppe De Luca Bossa per il quale erano stati tratti in arresto il boss Marco De Micco e altri quattro affiliati. I cinque imputati sono stati assolti al termine del processo di primo grado.

Un intreccio di fatti e retroscena che compone uno scenario ad alta tensione, dagli equilibri fragili e dagli esiti imprevedibili: una miccia che potrebbe riaccendersi in qualsiasi momento e sfociare in una nuova faida di camorra. Anche se oggi i reduci dei clan rivali dei De Micco non sembrano avere la forza militare ed economica per contrapporsi ai loro storici nemici, ma nella criminalità organizzata nulla è definitivo: la partita resta aperta e l’ultima parola, come spesso accade, non è ancora stata scritta.

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