Un’ampia operazione della Polizia di Stato di Napoli ha portato all’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di presunti membri di un’organizzazione criminale dedita alla commissione di truffe agli anziani in diverse regioni italiane. L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli (settima sezione, procuratore aggiunto Pierpaolo Filippelli), ha documentato numerosi episodi di raggiro architettati con tecniche consolidate e strumenti psicologici di forte impatto sulle vittime, soprattutto persone anziane e sole.
Secondo quanto emerso, la “holding” criminale aveva una base operativa tra il quartiere di Ponticelli, il rione Sanità e il Pallonetto Santa Lucia a Napoli. In particolare, due figure di spicco del gruppo, Luigi Sades, 25 anni, e Francesco Mangiacapra, coetaneo residente a Ponticelli, sono indicati come promotori e organizzatori della rete di truffe. Entrambi avrebbero coordinato l’attività fraudolenta in sinergia, cercando di operare fuori da Napoli per ridurre il rischio di essere riconosciuti e quindi aumentare la riuscita dei reati. In manette anche Stefania Romano, 25enne e Lucia Esposito, 46enne, entrambe di Ponticelli; Enrico Forte, 58 anni, di Acerra; Anna Canneva, 44enne di Barra; Immacolata D’Alessandro, 32 anni, del rione Sanità.
L’indagine ha portato alla luce come la banda abbia messo a segno sistematismi criminali su scala nazionale, con truffe documentate a partire dal dicembre 2024 in diverse province del centro-nord, tra cui Alessandria, Verbania, Pistoia, Lucca, Pesaro Urbino, Ancona e Lecce.
Il modus operandi utilizzato dalla banda ricorda i copioni ormai tristemente noti delle truffe agli anziani: i componenti del gruppo contattavano telefonicamente donne anziane sole, simulando l’identità di un maresciallo dei Carabinieri o di un altro ufficiale dello Stato e riferendo falsi incidenti stradali in cui risultava coinvolto un figlio o un nipote della vittima. Dopo aver suscitato ansia, confusione e paura, veniva chiesto alle vittime di consegnare denaro o gioielli in oro come “cauzione” o pagamento per evitare conseguenze legali o penali.
Gli investigatori hanno evidenziato che tali tecniche sfruttano la fragilità psicologica, la solitudine e la fiducia nell’istituzione delle vittime anziane, inducendole a credere di fare la cosa giusta per aiutare un familiare in difficoltà.
Nel dettaglio, i soggetti collegati a Ponticelli, tra cui Mangiacapra e altri indagati residenti nel quartiere, sono stati ricostruiti come elementi chiave nella gestione e nell’ampliamento delle attività della gang. L’organizzazione prevedeva ruoli diversificati: alcuni si occupavano del telefonare alle vittime, altri di contattare materialmente le persone o di organizzare i viaggi verso le province dove venivano messi in atto i raggiri.
Ponticelli, per gli investigatori, non rappresentava solo la residenza di diversi indagati, ma anche una cerniera logistica importante per coordinare la partecipazione e il reclutamento di complici, compresi soggetti più giovani e, in un caso, persino un minorenne coinvolto nelle attività del gruppo.
La misura adottata nei confronti degli indagati è varia: sette persone sono state collocate in carcere, mentre quattro soggetti, sempre legati alla rete criminale ma ritenuti meno centrali, hanno ricevuto obblighi di dimora o di presentazione giornaliera alla polizia. I capi di imputazione includono associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe, raggiri e reati contro il patrimonio in danno di persone anziane, con aggravanti determinate dall’aver approfittato delle condizioni di particolare vulnerabilità delle vittime.
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di forte impegno delle forze dell’ordine italiane nel contrasto a una piaga criminale che ha visto più operazioni nelle ultime stagioni, con decine di arresti e centinaia di truffe documentate in tutto il Paese. Le tecniche dei fraudolenti vanno dalla simulazione di parenti in difficoltà alle telefonate che sfruttano la paura per ottenere denaro contante o preziosi.











