La notte di Capodanno 2026 a Crans-Montana, rinomata località sciistica svizzera, si è consumata una delle tragedie più devastanti degli ultimi anni: un incendio scoppiato all’interno del bar Le Constellation durante i festeggiamenti ha causato almeno 47 morti e oltre 113 feriti. Le autorità locali escludono ogni ipotesi di atto doloso o terroristico e, tra le principali spiegazioni tecniche emerse nelle indagini, figura la drammatica circostanza del “flashover”, un fenomeno che può trasformare un piccolo focolaio in un inferno in pochi secondi.
Il termine flashover indica una fase critica dello sviluppo di un incendio in un ambiente chiuso in cui il fuoco, dopo essersi sviluppato da un punto iniziale, evolve improvvisamente in un rogo generalizzato coinvolgendo tutte le superfici combustibili presenti nel locale. In pratica, mentre inizialmente solo una piccola area è in fiamme, il calore si accumula gradualmente sotto il soffitto e i gas di combustione prodotti dai materiali bruciati raggiungono una temperatura tale da far scattare un’esplosivo passaggio di fase: in pochi istanti tutte le superfici e i materiali infiammabili prendono fuoco quasi simultaneamente, con temperature che possono raggiungere migliaia di gradi e rendere l’ambiente estremamente letale.
Durante un flashover, l’energia del fuoco cresce in modo non lineare: non è più un incendio localizzato che si propaga lentamente, ma un evento in cui il calore e le fiamme coinvolgono l’intero spazio interno in un battito di ciglia. Questa dinamica spiega perché in molti casi di flashover non ci sono quasi possibilità di salvezza per chi si trova all’interno: il fuoco avvolge tutto, il fumo diventa rapidamente irrespirabile e le temperature si alzano oltre i limiti di sopravvivenza umana e di molti materiali.
Il flashover è considerato uno dei momenti più pericolosi nello sviluppo di un incendio perché trasforma fumi e gas in un cocktail altamente infiammabile che accelera l’espansione delle fiamme; avviene in pochi secondi o minuti, senza lasciare quasi tempo di reazione; coinvolge tutto lo spazio chiuso: non rimane più un “punto caldo”, ma il fuoco si estende a pareti, soffitti e oggetti e porta a temperature estreme, spesso oltre i 1000 °C, che bruciano ossigeno e materiali combustibili rapidamente.
In questo quadro, la sopravvivenza in un ambiente dove si è verificato un flashover diventa estremamente difficile: il calore estremo, il fumo denso e la rapida diffusione delle fiamme lasciano pochissimo tempo per trovare vie di fuga o protezioni adeguate.
Nel caso di Crans-Montana, gli esperti indicano che l’incendio potrebbe essersi innescato, secondo testimonianze, da fuochi pirotecnici o scintille di bottiglie con candele decorative che hanno raggiunto un controsoffitto in legno o altro materiale infiammabile. La struttura del locale, un seminterrato con uscite strette e percorsi di fuga limitati, ha aggravato la situazione. Una volta innescato il flashover, le fiamme si sono propagate con velocità impressionante, riducendo drasticamente i tempi di reazione per chi era all’interno.
L’ipotesi del flashover è al centro delle indagini, insieme all’analisi delle condizioni di sicurezza del locale, come sistemi antincendio, materiali combustibili nei rivestimenti e vie d’uscita, per capire come un piccolo incendio abbia potuto degenerare così rapidamente e con conseguenze tanto tragiche.
Il dramma di Crans-Montana ha sollevato quesiti non solo sull’evento in sé, ma anche su normative di sicurezza nei locali pubblici, controlli e prevenzione di incendi in ambienti affollati. Il fenomeno del flashover, sebbene conosciuto nel campo della lotta antincendio, mette in evidenza quanto velocemente un incidente apparentemente contenuto possa trasformarsi in una tragedia, specialmente quando si verificano in luoghi dove tante persone festeggiano insieme senza consapevolezza dei rischi tecnici associati.











