Il 29 dicembre 2007, la tranquilla mattina di Orgosolo, piccolo centro della Barbagia in provincia di Nuoro, si trasformò in tragedia con l’omicidio di Peppino Marotto, figura simbolo della cultura e dell’impegno sociale sarda. Marotto, 82 anni, noto e amato in tutta l’isola per il suo ruolo di sindacalista, poeta, scrittore e cantante, fu fatto assassinare in pieno giorno mentre si recava a comprare il giornale come faceva ogni mattina.
Era circa le 10:30 di mattina quando un uomo armato lo raggiunse in Corso Repubblica, nel cuore del paese, e gli sparò sei colpi di pistola alle spalle, colpendolo mortalmente prima che potesse reagire. L’assassino fuggì subito nelle strette viuzze di Orgosolo e non fu mai identificato nonostante le indagini e gli interrogatori.
Marotto era una presenza autorevole nella vita culturale e politica della Sardegna. Nato a Orgosolo nel 1925, aveva dedicato la sua vita alla lotta per la giustizia sociale, alla difesa dei lavoratori e alla promozione della cultura popolare. Sindacalista della CGIL e militante nelle fila del Partito Comunista Italiano, aveva trascorso anni di attività politica, promuovendo diritti e dignità per i più deboli. Era anche membro fondatore dei Tenores Supramonte, gruppo vocale che contribuì a far conoscere la tradizione corale sarda oltre i confini regionali.
Accanto all’impegno sindacale e culturale, Marotto coltivò con passione la poesia e la scrittura, dando voce ai sentimenti, alle lotte e alle storie della sua gente. Tra le sue opere più note figurano “Su pianeta ’e Supramonte”, “Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussu” e “Cantònes politicas sardas”, che riflettono la sua profonda connessione con la terra, la cultura e le tradizioni della Sardegna.
La sua morte scioccò Orgosolo e l’intera Sardegna: un uomo rispettato e senza apparenti nemici fu freddato davanti alla sua comunità, scatenando un’ondata di incredulità e dolore. Il clima che seguì l’omicidio fu segnato da un pesante silenzio sociale e dal rammarico per l’assenza di testimonianze dirette sull’accaduto, nonostante l’agguato fosse avvenuto in una strada centrale e frequentata.
La figura di Marotto rimane un simbolo di impegno civile, di amore per la cultura e di sostegno ai valori di solidarietà. La sua tragica scomparsa non viene ricordata solo per la violenza del gesto, ma anche per la vacanza lasciata nella vita sociale e culturale dell’isola, dove la sua voce, tra poesia e canto, continuò ad ispirare riflessioni sulla condizione umana e sulla comunità.
Ancora oggi il suo nome viene evocato con rispetto, non solo come vittima di un delitto irrisolto, ma come testimone di un mondo che cercava di coniugare lotta sociale, cultura popolare e dignità umana in una terra complessa come quella della Barbagia.











