La Campania continua a essere tra le regioni italiane con il trasporto ferroviario più arretrato e inefficiente, secondo quanto emerge dal Rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, presentato il 17 dicembre ad Avellino. La fotografia del sistema ferroviario regionale non lascia intravedere miglioramenti sostanziali, e conferma una situazione di ritardo strutturale rispetto alla media nazionale.
Treni vecchi e pochi investimenti
In Campania circolano circa 266 treni, la maggior parte dei quali datati: l’età media del parco rotabile regionale è infatti di circa 19 anni, ben al di sopra della media nazionale di 14,7 anni. Inoltre, più del 75% dei convogli ha più di 15 anni, una percentuale che riflette la sostanziale vetustà dei mezzi su cui viaggiano pendolari e cittadini.
Questo quadro si traduce in un’offerta ferroviaria che fatica a rispondere alle esigenze quotidiane degli utenti, anche se si registra un lieve incremento nel numero di pendolari: nel 2024 i viaggiatori sui treni regionali campani sono stati in media 255.535 al giorno, un dato in crescita rispetto al 2023, ma ancora inferiore ai livelli pre-pandemia.
La “stazione fantasma” e l’isolamento di Avellino
Uno degli esempi più simbolici della situazione critica è rappresentato dalla stazione ferroviaria di Avellino. Ricostruita dopo il terremoto del 1980, oggi è descritta nel report come una “stazione fantasma”, con binari vuoti, monitor accesi ma senza treni in partenza, e orologi fermi. Nel frattempo, i lavori di elettrificazione della linea, finanziati con risorse regionali e comunitarie, sono stati continuamente rinviati, lasciando pendolari, studenti e lavoratori senza collegamenti efficienti su ferro.
Il caso avellinese racconta una terra isolata dal resto del sistema ferroviario, dove l’assenza di un collegamento rapido e regolare penalizza l’accesso a opportunità professionali, formative e sanitarie, costringendo molte persone ad affidarsi esclusivamente al trasporto su gomma o all’auto privata.
Linee tradizionalmente critiche e ritardi continui
Legambiente sottolinea anche come alcune linee campane siano tra le più problematiche d’Italia. In particolare, la Circumvesuviana continua a essere citata come una delle realtà ferroviarie peggiori per i pendolari, con treni sovraffollati, convogli anziani e frequenti disservizi. Anche la linea ferroviaria Salerno–Avellino–Benevento è ritenuta poco efficiente, con ritardi cronici e servizi irregolari.
Non è soltanto la vetustà dei treni a pesare sul giudizio complessivo: il report evidenzia carenze infrastrutturali e gestionali, tra cui ritardi nelle consegne di nuovi treni, soppressioni di corse, orari non adeguati, stazioni poco presenziate e una qualità generale del servizio ferroviario che non favorisce l’uso del treno come alternativa competitiva all’auto privata.
Un nodo di civiltà per la mobilità nel Sud
In Campania e nel Mezzogiorno in generale la questione del trasporto su ferro è sempre più critica: la regione resta indietro nella transizione ecologica della mobilità, con un sistema ferroviario che fatica ad allinearsi alle esigenze moderne di frequenze, puntualità e comfort. Questo non riguarda solo l’ambiente, ma anche la qualità della vita di chi ogni giorno deve spostarsi per lavoro, studio o necessità quotidiane.
Secondo Legambiente, non bastano nuovi investimenti infrastrutturali se non sono accompagnati da un’offerta di servizi ferroviari adeguata, frequente e rispondente alle esigenze dei cittadini. La Campania, quindi, continua a pagare un gap storico rispetto ad altre regioni italiane, e il report Pendolaria conferma che la strada verso un trasporto sostenibile ed efficiente è ancora lunga.









