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Clan Licciardi, maxi–operazione: la mappa aggiornata del potere dell’Alleanza di Secondigliano

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
2 Dicembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Clan Licciardi, maxi–operazione: la mappa aggiornata del potere dell’Alleanza di Secondigliano
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All’alba di martedì 2 dicembre, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli hanno dato esecuzione a una vasta operazione antimafia contro il clan Licciardi, una delle storiche colonne dell’Alleanza di Secondigliano, il cartello criminale che da decenni domina la fascia nord di Napoli e buona parte della provincia.
L’ordinanza – 21 misure cautelari tra carcere e domiciliari – ricostruisce non solo le attività del clan negli ultimi anni, ma anche i rapporti, le alleanze e l’evoluzione degli equilibri criminali dopo l’arresto della capofamiglia Maria Licciardi nell’agosto 2021.

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Il Sistema Licciardi e la rete dei gruppi satelliti

Al vertice del cartello camorristico noto come “Alleanza di Secondigliano” figurano tradizionalmente tre famiglie: i Licciardi di Secondigliano, i Contini-Bosti dell’area orientale di Napoli, i Mallardo di Giugliano.

Attorno a queste tre colonne ruota una costellazione di gruppi satellite che operano in diversi quartieri come Bagnoli, Fuorigrotta, Rione Traiano, Posillipo e Don Guanella, mantenendo rapporti di dipendenza, cooperazione e sudditanza. Tra questi spiccano le famiglie Sorianiello e Baratto-Esposito, storicamente legate alla struttura dei Licciardi.

Proprio da una conversazione intercettata tra esponenti dei Sorianiello nel 2021 è partita l’inchiesta che ha portato al nuovo blitz di dicembre 2025. Nel dialogo appariva chiaramente il ruolo di Luigi Esposito, indicato come affiliato ai Licciardi e incaricato di fare da portavoce per questioni interne al mondo criminale del Rione Traiano.

Dopo l’arresto di Maria Licciardi: l’ascesa di Paolo Abbatiello

Le indagini ricostruiscono l’assetto del clan dopo l’arresto della storica leader Maria Licciardi. Alla guida dell’organizzazione sarebbe subentrato Paolo Abbatiello, uscito dal carcere nel luglio 2021 e divenuto in breve tempo punto di riferimento per gli affiliati.

Dal 2022 gli investigatori hanno monitorato una rete di luogotenenti, tra cui: Luigi Esposito, figura operativa centrale e in diretto contatto con Abbatiello, Salvatore Sapio, nipote del capo e considerato il suo uomo di fiducia e vari gregari incaricati di estorsioni, recupero crediti, gestione delle piazze di spaccio e mantenimento dei rapporti con altri gruppi.

In questo quadro emerge anche Giovanni Strazzullo, nipote di Luigi Esposito, ritenuto figura chiave per comprendere le dinamiche del gruppo “abbasc Miano”, guidato da Matteo Balzano e storico rivale–alleato dei Licciardi nel complicato scacchiere della periferia nord.

Estorsioni, imposizioni e recupero crediti: il cuore dell’inchiesta

La seconda e la terza fase dell’indagine hanno documentato numerose attività estorsive dirette o autorizzate da Abbatiello.
Le vittime erano commercianti, l’occupante abusiva di un alloggio popolare costretta a versare 16mila euro, truffatori informatici cui il clan chiedeva una “quota” dei proventi illeciti, privati cittadini che, pur estranei al mondo criminale, si rivolgevano al clan per il recupero di debiti o crediti non saldati.

Il meccanismo era semplice: il potere intimidatorio del nome Licciardi veniva usato come strumento di pressione, ampliando l’area di influenza del clan ben oltre le zone tradizionalmente controllate.

Le alleanze con i clan di Napoli e provincia

Le investigazioni hanno anche confermato la fitta rete di rapporti tra i Licciardi e altri gruppi criminali: nel quartiere di Bagnoli, i gruppi Esposito e Giannelli sarebbero organici alla sfera dei Licciardi; a Posillipo, il referente sarebbe Ciro Mendoza; nel centro di Napoli, documentati i rapporti con il clan Mazzarella e il gruppo della Sanità, guidato da Salvatore Savarese, detto “’o melone”; nell’area Nord, continui contatti con i Balzano, gli Amato-Pagano e ciò che resta dell’ex impero dei Lo Russo; nell’hinterland nolano, legami con clan radicati come i Russo-Sangermano, i Fabbrocino e i Cava.

Una rete vasta che conferma la centralità strategica dell’Alleanza di Secondigliano negli equilibri camorristici dell’intera regione.

Il blitz: 21 misure cautelari e un nuovo colpo al cartello

Nella notte del 2 dicembre, su richiesta della DDA di Napoli, il GIP ha emesso: 19 misure cautelari in carcere (cinque destinatari già detenuti), 2 arresti domiciliari.

Le accuse, a vario titolo, comprendono: associazione di tipo mafioso, estorsione, evasione, ricettazione, accesso illecito a dispositivi di comunicazione per detenuti, reati aggravati dal metodo mafioso.

Parallelamente sono state effettuate altre perquisizioni per completare il quadro degli indagati ancora a piede libero.

Una fotografia aggiornata del potere degli eredi dei Licciardi

L’operazione non chiude la storia del clan, ma offre una foto nitida delle sue attuali dinamiche:
una struttura ancora solida, capace di rigenerarsi, mantenere rapporti capillari e inserirsi in un sistema criminale molto più ampio della sola periferia napoletana.

Ogni arresto rappresenta un colpo importante, ma la storia dell’Alleanza di Secondigliano dimostra che, nel mondo della camorra, i vuoti di potere vengono rapidamente colmati. La sfida, ora come allora, è impedire che nuovi reggenti raccolgano l’eredità dei precedenti.

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