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Dal 41 bis alla libertà: assolto Raffaele Teatro, cade l’accusa di mandante dell’omicidio Feldi

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
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Da detenuto al 41 bis e condannato all’ergastolo a uomo libero nel giro di pochi mesi. È una sentenza destinata a far discutere quella pronunciata dalla Terza Sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli che, nel giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione, ha assolto con formula piena Raffaele Teatro, genero dello storico boss degli Scissionisti Raffaele Amato, dall’accusa di essere il mandante e istigatore dell’omicidio di Francesco Feldi, detto “‘o Tufano”.

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La decisione segna un clamoroso ribaltamento processuale rispetto ai precedenti due gradi di giudizio, nei quali Teatro era stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per il delitto avvenuto nel febbraio 2011 nel rione Berlingieri di Secondigliano. 

L’omicidio di Francesco Feldi

Francesco Feldi, ex esponente dell’area Licciardi successivamente vicino al gruppo Sacco-Bocchetti, venne assassinato il 19 febbraio 2011. Secondo la ricostruzione accusatoria sostenuta per anni dalla Direzione Distrettuale Antimafia, il delitto sarebbe maturato nell’ambito delle lotte per il controllo delle piazze di spaccio di San Pietro a Patierno e sarebbe stato deciso dai vertici del clan Amato-Pagano. 

A Teatro veniva contestato di aver partecipato alla pianificazione dell’agguato e di aver conferito il mandato agli esecutori materiali.

Otto collaboratori contro il genero del boss

Il quadro accusatorio appariva particolarmente solido.

Contro Teatro convergevano infatti numerose dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Tra queste quelle di Giovanni Illiano, indicato come esecutore materiale dell’omicidio, e quelle di soggetti ritenuti coinvolti nella fornitura delle armi e nella preparazione del delitto. Alle accuse si aggiungevano ulteriori chiamate in reità provenienti da altri collaboratori. 

Proprio sulla base di questo impianto accusatorio, nei precedenti gradi di giudizio, la magistratura aveva ritenuto dimostrato il ruolo di Teatro come mandante del delitto, infliggendogli la pena dell’ergastolo.

La svolta della Cassazione

La prima svolta è arrivata il 18 dicembre 2025.

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi presentati dal collegio difensivo composto dagli avvocati Luigi Senese, Saverio Senese, Emilia Granata e Andrea Di Lorenzo, annullando la sentenza di condanna e disponendo un nuovo processo davanti a un’altra sezione della Corte d’Assise d’Appello. 

Secondo la Suprema Corte, le motivazioni della condanna non dimostravano in modo sufficientemente certo il contributo causale diretto di Teatro nell’organizzazione e nella decisione dell’omicidio. I giudici hanno ritenuto necessario un nuovo esame degli elementi probatori. 

Nel processo d’appello arrivano nuove accuse

Paradossalmente, nel giudizio di rinvio la posizione di Teatro sembrava destinata ad aggravarsi.

La Procura Generale aveva infatti chiesto la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale per ascoltare il neo collaboratore di giustizia Alessandro De Cicco, che aveva formulato ulteriori accuse nei confronti dell’imputato.

Alla luce di queste nuove dichiarazioni, l’accusa aveva nuovamente chiesto la conferma dell’ergastolo.

L’assoluzione con formula piena

La Terza Sezione della Corte d’Assise d’Appello ha però accolto le tesi difensive e ha assolto Raffaele Teatro con formula piena.

Una decisione che ha prodotto effetti immediati: è infatti venuto meno il titolo detentivo che lo manteneva in carcere e l’ex imputato è stato scarcerato, lasciando il regime del 41 bis al quale era stato sottoposto in seguito alla condanna per il delitto Feldi.

Si tratta di una delle più rilevanti assoluzioni degli ultimi anni nel panorama giudiziario napoletano, considerando il peso criminale attribuito dagli investigatori a Teatro e il contesto mafioso nel quale maturò il processo.

Chi è Raffaele Teatro

Raffaele Teatro è considerato da anni una figura vicina ai vertici del clan Amato-Pagano, noto anche come clan degli Scissionisti, organizzazione nata dalla rottura con il clan Di Lauro durante la sanguinosa faida di Scampia e Secondigliano dei primi anni Duemila. Il suo nome è diventato particolarmente noto per il legame familiare con Raffaele Amato, storico fondatore dell’organizzazione criminale. 

Negli ultimi anni è stato indicato in diverse inchieste come soggetto di riferimento dell’area riconducibile agli Scissionisti, ma la sentenza appena pronunciata cancella definitivamente l’accusa più grave che gravava sulla sua posizione.

Una sentenza destinata a far discutere

L’assoluzione di Teatro rappresenta un duro colpo per l’impianto accusatorio costruito negli anni attorno all’omicidio Feldi e riapre inevitabilmente il dibattito sul valore probatorio delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nei processi di criminalità organizzata.

Da un lato resta il dato processuale di un uomo che per anni è stato detenuto, sottoposto anche al regime speciale del 41 bis e condannato all’ergastolo. Dall’altro vi è una sentenza definitiva di assoluzione che afferma l’insufficienza delle prove per attribuirgli il ruolo di mandante del delitto.

Un epilogo giudiziario che segna uno dei più significativi ribaltamenti processuali registrati negli ultimi tempi nei procedimenti legati alla camorra napoletana.

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