Il 2 dicembre 1991, Cerignola, viene ucciso Michele Cianci, un commerciante di 43 anni che pagò con la vita il suo coraggio. Un gesto istintivo, quasi naturale per chi non sa voltarsi dall’altra parte, lo trasformò in una vittima innocente della violenza criminale.
Era un pomeriggio come tanti quando Cianci, passando per una strada del centro cittadino, notò due giovani che aggredivano brutalmente un pensionato. L’anziano, appena uscito dall’ufficio postale, aveva con sé la pensione appena ritirata: proprio quei soldi erano l’obiettivo dei due malviventi che, senza scrupoli, lo colpirono per strappargli la busta dalle mani.
Michele Cianci non esitò. Intervenne, provando a difendere il pensionato e a mettere in fuga gli aggressori. Un gesto semplice, nato da un senso profondo di giustizia e umanità. Ma la reazione dei due banditi fu immediata e feroce: uno dei ragazzi estrasse un’arma e sparò. I colpi lo raggiunsero senza dargli scampo. Cianci morì davanti agli occhi attoniti di chi aveva cercato di proteggere.
La sua morte scosse profondamente la comunità di Cerignola. Non era un uomo delle istituzioni, non portava una divisa e non svolgeva un mestiere considerato “a rischio”; era un commerciante, un cittadino comune che decise di non restare indifferente. La sua storia divenne simbolo di un territorio ferito dalla violenza, ma anche della forza silenziosa di chi sceglie la parte giusta, anche quando farlo può costare caro.
A distanza di anni, il nome di Michele Cianci continua a rappresentare il coraggio civile, quello autentico e spontaneo che nasce dall’istinto di aiutare chi è più fragile. Il suo sacrificio è una memoria che Cerignola custodisce e che ancora oggi richiama il valore della responsabilità collettiva davanti alle ingiustizie quotidiane.











