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Processo esplosione fabbrica fuochi d’artificio abusiva Ercolano: attesa per la sentenza

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
1 Dicembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Esplosione fabbrica abusiva Ercolano: denunciato il proprietario dell’immobile
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Il processo a carico dei presunti responsabili dell’esplosione della fabbrica abusiva di fuochi d’artificio di Ercolano entra in una fase decisiva. L’incidente, avvenuto in un’abitazione trasformata illegalmente in laboratorio pirotecnico, provocò la morte di tre giovani lavoratori che quel giorno si trovavano lì per il loro primo giorno di lavoro per una paga di 20 euro giornalieri. Le vittime erano state impiegate “in nero”, senza alcuna formazione, dispositivi di protezione o consapevolezza del rischio a cui erano esposte.

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L’immobile utilizzato come laboratorio non aveva alcuna autorizzazione ed era privo dei più elementari sistemi di sicurezza: nessun impianto antincendio, nessuna ventilazione adeguata, nessuna misura di prevenzione. All’interno venivano fabbricati e assemblati ordigni pirotecnici artigianali utilizzando materiali altamente infiammabili. La combinazione di polveri, solventi e precursori chimici rendeva l’ambiente una bomba a orologeria.

L’esplosione fu devastante: distrusse l’intera struttura, investì le abitazioni vicine e rese evidente la portata dell’attività clandestina.

Al centro del processo ci sono due uomini ritenuti responsabili della gestione del laboratorio e dell’organizzazione della produzione dei fuochi d’artificio illegali. A loro vengono contestati reati molto gravi: omicidio volontario con dolo eventuale per la morte dei tre giovani; fabbricazione e detenzione illegale di esplosivi; impiego di manodopera irregolare; violazioni sistematiche delle norme sulla sicurezza del lavoro.

Un terzo imputato è accusato di aver fornito materiali esplodenti e componenti chimici necessari alla produzione, pur essendo consapevole della destinazione illecita. Nei confronti di quest’ultimo l’accusa ipotizza un concorso nella produzione abusiva e nella gestione del laboratorio clandestino.

Secondo le indagini, le vittime erano state reclutate con la promessa di un guadagno facile, senza essere informate della reale natura del lavoro. Venivano retribuite con compensi irrisori a fronte di un impiego rischiosissimo. Nessuno dei ragazzi sapeva maneggiare materiali esplosivi né aveva ricevuto indicazioni sulle norme minime di sicurezza. Chi organizzava l’attività era pienamente consapevole della pericolosità delle operazioni e dei materiali utilizzati, ma aveva scelto deliberatamente di ignorare ogni regola.

Durante le udienze, i familiari delle vittime hanno richiesto giustizia con forza, ricordando la giovane età dei ragazzi e la totale assenza di tutela che li ha portati alla morte. In tribunale si sono vissuti momenti di forte tensione emotiva, soprattutto durante le arringhe difensive. La madre delle due gemelle rimaste uccise, presente a ogni udienza, ha più volte denunciato la leggerezza con cui si tenta di ridimensionare la responsabilità degli imputati.

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