Decine di migliaia di euro raccolti per curare una bambina affetta da una rara patologia sono stati dirottati su spese personali. Secondo la Guardia di Finanza di Vercelli, i fondi raccolti tramite la Fondazione Valsesia per sostenere cure costose sono stati utilizzati per viaggi, abbonamenti alla pay‑tv, videogiochi e altri beni non correlati alla salute della piccola.
I genitori della bambina sono indagati per truffa aggravata in concorso, insieme a una terza persona, una donna che aveva il ruolo di fiduciaria e poteva prelevare il denaro dal conto su cui erano confluite le donazioni. I finanzieri hanno accertato che i tre avevano presentato rendicontazioni false, con fatture di spese mediche mai sostenute. Parte dei soldi era trasferita anche su conti all’estero.
Le indagini hanno rivelato un sistema ben strutturato: gli indagati avrebbero predisposto fatture contraffatte, anche intestate a un presunto luminare spagnolo, per giustificare trattamenti medici vissuti solo a parole, ma mai dati realmente. Contemporaneamente, il denaro veniva speso per vacanze all’estero, abbonamenti televisivi costosi e altri acquisti superflui.
La Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 128.000 euro ritenuti provento della truffa, mentre il valore complessivo dei fondi raccolti si aggira intorno a 200.000 euro.
Per la Fondazione Valsesia, l’ente benefico che aveva promosso la raccolta fondi per la bambina, si tratta di una ferita profonda. Le donazioni, frutto della generosità di molti, erano state destinate a un progetto nobile e urgente: garantire cure adeguate a una piccola paziente in difficoltà. Invece, parte di quei fondi sono stati usati per pagare abbonamenti, giocattoli e viaggi, tradendo la fiducia di chi aveva contribuito.
Il processo è ora in corso: i tre indagati dovranno rispondere in tribunale della gestione illecita dei fondi. Gli inquirenti puntano a chiarire non solo chi abbia beneficiato di quei soldi, ma anche le reali ragioni di un utilizzo così deviato.











