Le elezioni regionali del 23 e 24 novembre 2025 ridisegnano il nuovo Consiglio regionale della Campania, che si compone di 49 consiglieri più il presidente eletto, Roberto Fico, che ottiene una vittoria larga superando il 60% dei consensi. Il centrosinistra conquista una maggioranza solida, mentre il centrodestra mantiene una rappresentanza significativa tra i banchi dell’opposizione.
Nel Partito Democratico, nella circoscrizione di Napoli entrano in Consiglio figure come Giorgio Zinno, Salvatore Madonna, Massimiliano Manfredi, Loredana Raia, Carmela Fiola e Francesca Amirante, confermando un radicamento capillare sul territorio.
Il Movimento 5 Stelle porta a casa diversi seggi con Luca Fella Trapanese, Salvatore Flocco, Gennaro Saiello ed Elena Vignati, rafforzando la sua presenza all’interno della maggioranza.
Nel nuovo assetto trovano spazio anche le liste civiche e gli schieramenti collegati alla coalizione progressista. “A Testa Alta” vede l’elezione di Giovanni Porcelli e Lucia Fortini, mentre “Avanti Campania” porta in Consiglio Giovanni Mensorio.
Per l’Alleanza Verdi e Sinistra siedono in aula Carlo Ceparano e Rosario Andreozzi, mentre per la lista “Roberto Fico Presidente” vengono eletti Gaetano Simeone, Davide D’Errico e Giovanni Maria Cuofano.
Nel campo del centrodestra, Fratelli d’Italia ottiene diversi seggi con Ira Fele, Gennaro Sangiuliano e Raffaele Maria Pisacane. Forza Italia conferma Massimo Pelliccia e Susy Panico, mentre la Lega ottiene un seggio con Michela Rostan.
Importanti risultati arrivano anche dalle province. Ad Avellino vengono eletti Maurizio Petracca per il Partito Democratico e Vincenzo Alaia per “Casa Riformista”, insieme ad altri rappresentanti irpini che completano la delegazione locale. Le altre circoscrizioni – Caserta, Salerno e Benevento – contribuiscono alla formazione di un Consiglio regionale che rappresenta tutte le aree della Campania con un equilibrio tra volti nuovi e figure consolidate.
Il nuovo assetto dell’assemblea regionale apre una legislatura segnata da un forte mandato popolare e da un quadro politico in cui la maggioranza progressista dovrà gestire un consenso ampio, mentre l’opposizione lavorerà per rafforzare le proprie proposte all’interno del dibattito istituzionale.











