Nel corso della mattina odierna, mercoledì 19 novembre, l’Ufficio 38° del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli ha pronunciato la sentenza relativa al procedimento sull’associazione del Clan Amato-Pagano, ritenuta finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Un verdetto che ha riservato non poche sorprese e che segna un punto di svolta in uno dei processi più rilevanti degli ultimi anni.
Tra i 25 imputati coinvolti, tutti – ad eccezione di uno – avevano ammesso gli addebiti loro contestati. L’unico a non riconoscere le accuse è stato Emanuele Cicalese, genero di Raffaele Amato, ritenuto il fondatore dello storico clan.
Nonostante il peso delle contestazioni, basate su intercettazioni audio e video, e nonostante la richiesta del Pubblico Ministero che aveva invocato per lui una condanna pari a 18 anni e 4 mesi di reclusione, Cicalese è stato assolto dall’accusa di essere stato capo e organizzatore dell’associazione criminale.
Un risultato definito clamoroso, frutto dell’impostazione difensiva elaborata dai suoi legali, l’avvocato Luigi Senese e l’avvocato Andrea Di Lorenzo.
Importanti risultati sono stati ottenuti dagli stessi difensori anche per altri imputati.
Per Vincenzo Mangiapili e Carlo Troncone, la pubblica accusa riteneva sussistente il ruolo di organizzatori del sodalizio e aveva chiesto 14 anni di reclusione per ciascuno.
Grazie all’attività della difesa, il GIP ha invece escluso tale ruolo apicale, riconoscendoli come semplici partecipi dell’associazione.
Le condanne finali sono state di 8 anni e 2 mesi per Vincenzo Mangiapili e 6 anni e 10 mesi per Carlo Troncone.
Pene considerate miti, tenendo conto che comprendono anche la contestazione relativa all’importazione di un ingente quantitativo di droga dalla Spagna.
Risultati positivi anche per Carlo Calzone e Maurizio Errichelli, entrambi assistiti dagli avvocati Senese e Di Lorenzo.
Pur avendo ammesso il ruolo di capi e organizzatori dell’associazione, il GIP ha applicato la pena minima prevista dalla legge, fissando per ciascuno una condanna pari a 13 anni e 4 mesi di reclusione.
Un altro esito rilevante riguarda Gaetano Pezzella, che si trovava a giudizio nonostante la recidiva e numerosi precedenti. Anche per lui la difesa è riuscita a ottenere uno sconto significativo, con una condanna finale di 6 anni e 8 mesi come partecipe dell’associazione.
La sentenza odierna ridefinisce il quadro accusatorio delineato dalla Procura, soprattutto per la posizione di Emanuele Cicalese, la cui assoluzione rappresenta l’elemento più eclatante dell’intero procedimento.










