Il 18 novembre 1994 a Taranto è stata scritta una delle pagine più drammatiche nella storia del Corpo di Polizia Penitenziaria. Carmelo Magli, agente di custodia di appena 24 anni, è stato assassinato in un vile agguato armato mentre rientrava a casa dopo il turno di servizio nella casa circondariale cittadina.
Quella notte, Magli aveva appena concluso il turno dalle 16 alle 24. Mentre viaggiava in auto sulla strada provinciale per San Giorgio Jonico, è stato affiancato da una moto con a bordo dei sicari. Secondo le ricostruzioni, i killer hanno sparato a distanza ravvicinata contro il suo veicolo: furono rinvenuti ben dodici bossoli, calibro 7,65, sul luogo dell’agguato. L’auto di Magli, colpita ripetutamente, è poi uscita di strada.
Originario di Francavilla Fontana (in provincia di Brindisi), Magli era sposato e padre di due figli. Aveva scelto il servizio penitenziario con dedizione, senza particolari incarichi pericolosi, ma la sua integrità e il suo senso del dovere lo resero bersaglio di un’azione organizzata. Dopo la sua morte, è stato riconosciuto come “Vittima del Dovere” e insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria.
Le autorità ritennero che l’omicidio non fosse un caso isolato ma un segnale intimidatorio. Secondo alcune ricostruzioni, potrebbe essere stato compiuto da esponenti della criminalità organizzata pugliese che volevano colpire il corpo della Polizia Penitenziaria, accusato di essere troppo rigoroso nel controllo dei detenuti.
I responsabili dell’agguato furono individuati e condannati: tra loro figura Francesco Barivelo, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Magli. Anni dopo, Barivelo è tornato in carcere in seguito al rigetto di una misura alternativa che gli era stata concessa. Il suo rilascio aveva suscitato forte indignazione, soprattutto tra i sindacati della Polizia Penitenziaria, che sottolinearono quanto fosse grave la perdita di certezza della pena.
La Casa Circondariale di Taranto porta oggi il nome di Magli, come simbolo del sacrificio di chi serve lo Stato con onore.
Ogni anno il suo nome viene ricordato in momenti di commemorazione. La sua morte resta un monito sulla pericolosità del lavoro degli agenti penitenziari e, più in generale, sul prezzo che pagano le vittime innocenti nella lotta contro la criminalità organizzata.
La tragica fine di Magli è il ricordo di un giovane che morì per fare il suo dovere, e dell’impegno di chi continua a chiedere che la giustizia non lo dimentichi mai.











