Il 18 novembre 1996, a Trapani, Maria Antonietta Savona, 36 anni, e il suo bambino di appena un mese, Riccardo Salerno, persero la vita in un drammatico scontro stradale con un’auto di scorta blindata che trasportava il procuratore capo di Sciacca, il magistrato Bernardo “Dino” Petralia.
L’incidente si verificò su un incrocio lungo la circonvallazione che collega Trapani al raccordo autostradale per Palermo. Secondo la ricostruzione, l’auto su cui viaggiava Maria Antonietta, una Opel Kadett, procedeva con semaforo verde mentre, da dietro, la Croma blindata della scorta – con sirena e lampeggianti attivati – attraversò con il semaforo rosso la fila di veicoli fermi, urtando in pieno la fiancata dell’auto della donna dove il piccolo Riccardo era nel seggiolino.
L’impatto fu violentissimo: l’auto di Maria Antonietta fu scagliata via, mentre la donna fu sbalzata dal veicolo e morì sul colpo. Il neonato, rimasto intrappolato nel seggiolino, morì poco dopo.
L’evento suscitò un forte scalpore e molte polemiche. L’Unità, il giorno dopo, riportò la notizia con indignazione, denunciando la pericolosità delle auto di scorta condotte a velocità elevata e il fatto che anche in situazioni “protette” lo Stato potesse causare vittime innocenti.
Il ministero dell’Interno, con l’allora ministro Giorgio Napolitano, prese posizione: richiamò con forza il rispetto delle norme di guida da parte dei mezzi scorta, evidenziando il rischio che “ragioni di sicurezza” non giustificassero violazioni pericolose.
Antonino Salerno, marito di Maria Antonietta e padre di Riccardo, rimase solo con altri due figli piccoli. Il suo grido di dolore fu straziante: la sua famiglia è stata distrutta in un attimo, lasciata a elaborare una perdita che non aveva spiegazioni facili.
Il funerale di madre e figlio fu un momento di grande commozione. Venne proclamato il lutto cittadino, e la comunità trapanese si raccolse attorno alla famiglia Salerno, unendosi al dolore e alla rabbia per una morte che molti consideravano non solo tragica, ma ingiusta.
Il magistrato coinvolto, Bernardo Petralia, espresso profondo rammarico: si dichiarò “morale responsabile”.











