Negli Stati Uniti, il 17 novembre del 2003, è scattato un divieto importante per l’industria del tabacco: l’uso dei termini “light”, “mild” e “low” sulle confezioni e nella pubblicità delle sigarette è proibito. Questa misura nasce per contrastare la pratica, considerata ingannevole, di far credere ai fumatori che alcuni tipi di sigarette siano meno pericolosi.
Perché è stato introdotto il divieto
Le sigarette “light” sono state per decenni presentate come una scelta “più sicura”: venivano promosse con l’idea che avessero tar e nicotina più bassi, e dunque fossero meno dannose. Ma le ricerche scientifiche hanno dimostrato che questo è un mito: molti fumatori compensavano la bassa resa di nicotina prendendo boccate più profonde o più frequenti, o tappando con le labbra i fori del filtro, neutralizzando il presunto beneficio.
Un rapporto del National Cancer Institute aveva già evidenziato che non c’era alcun vantaggio per la salute nel passare a sigarette “light”.
La legge che ha introdotto il divieto
Il divieto vero e proprio ha preso forma con il Family Smoking Prevention and Tobacco Control Act, legge che ha dato all’FDA (l’ente statunitense per il farmaco e i prodotti alimentari) il potere di regolamentare il packaging e la comunicazione del tabacco. A partire da una certa data, non è più permesso usare termini ingannevoli come “light”, “ultra-light”, “mild” o “low-tar”.
Ma l’industria ha aggirato la norma
Secondo alcuni studi, le aziende del tabacco avrebbero aggirato il divieto sostituendo le vecchie parole con codici colore sulle confezioni. In pratica, anche se non possono più scrivere “light”, continuano a presentare versioni “più leggere” con packaging che richiama visivamente quei prodotti.
Una ricerca ha evidenziato come molti fumatori continuino a percepire queste versioni come meno pericolose, basandosi sul colore della confezione o su termini alternativi (come “smooth”), nonostante la negazione formale dei termini “light”.
Una vittoria per la salute pubblica
Per molti esperti e organizzazioni per la salute, la mossa rappresenta un passo importante nella lotta alla disinformazione da parte delle grandi ditte del tabacco. Eliminare i termini che suggeriscono una minore pericolosità significa rendere più chiaro ai consumatori che nessuna sigaretta è “sicura”.
Tuttavia, il fatto che l’industria abbia trovato altri modi per trasmettere messaggi simili (pacchetti colorati, termini alternativi) mostra che la battaglia non è conclusa. Serve una sorveglianza attiva e norme sempre più precise per impedire che la percezione di “minor rischio” torni sotto altre forme.









