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Omicidio Maimone, la lettera di Francesco Pio Valda: “Questa tragedia mi consuma giorno dopo giorno”

Luciana Esposito di Luciana Esposito
13 Novembre, 2025
in Cronaca, In evidenza
0
Omicidio di Mergellina, lo zio di Valda: “Pio confessò l’omicidio e voleva pentirsi”
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Una lettera di quattro pagine scritta da Francesco Pio Valda, condannato all’ergastolo in primo grado per l’omicidio del 18enne Francesco Pio Maimone, è stata letta nel corso di un’udienza del processo di secondo grado che si sta celebrando davanti alla Corte di Assise d’Appello di Napoli.

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«La notte non dormo, ripensando a quel gesto. Questa tragedia mi consuma giorno dopo giorno e confesso inizialmente nemmeno potevo credere che per causa mia un giovane ragazzo della mia stessa età avrebbe visto distruggersi la vita» e ancora «c’è sempre stata da parte mia la volontà di voler chiedere scusa alla famiglia di Francesco Pio Maimone». Queste le frasi salienti della missiva che il giovane rampollo del clan operante nel quartiere napoletano di Barra ha scritto dal carcere in cui è recluso.

Il giovane ha aggiunto di non aver mai frequentato la scuola e che solo adesso che si trova in carcere ha iniziato ad avvicinarsi a quel mondo e ha poi fatto riferimento all’impossibilità di crescere in una famiglia sana come quella di Francesco Pio Maimone, l’aspirante pizzaiolo 18enne di Pianura che la notte tra il 19 e il 20 marzo del 2023 fu raggiunto al petto da uno dei colpi di pistola che aveva esploso, ad altezza d’uomo, al culmine di una lite scaturita da un pestone che gli aveva macchiato la scarpa griffata, nella zona degli chalet di Mergellina. Un colpo che non ha lasciato scampo a Maimone, estraneo alla lite, e seduto nei pressi di un altro chalet rispetto a quello dove si trovava Valda.

Due giovani, lo stesso nome, due destini diversi che si sono incrociati per pochi istanti che hanno segnato la vita di entrambi.

Francesco Pio Maimone era in procinto di aprire una pizzeria insieme alla sorella, coronando così il suo sogno, dopo aver lasciato precocemente la scuola per dedicarsi al lavoro. Dopo essersi cimentato in tanti mestieri era approdato nella pizzeria del cognato dove stava imparando il mestiere alla vecchia maniera, trascorrendo interminabili ore accanto al forno per acquisire dimestichezza con un lavoro che lo appassionava sempre di più. Anche quella domenica sera il 18enne di Pianura era giunto agli chalet di Mergellina in compagnia degli amici al termine della serata lavorativa.

Francesco Pio Valda, 19enne all’epoca dei fatti, rampollo dell’omonima famiglia camorristica operante a Barra, raccontò così l’incipit della sua storia: “Mi sono salvato per miracolo. Perché lei era incinta di me, e lui ha cercato di pugnalarla. Così, sulla pancia: zac, zac, zac”. Suo padre Ciro Valda, morto in un agguato di camorra nell’agosto del 2013, sferrò una serie di coltellate alla moglie, proprio mentre era incinta di Francesco Pio. Una famiglia camorristica di lungo corso la sua, così come emerso dalle intercettazioni-choc che nei mesi successivi all’omicidio Maimone portarono al blitz che sgominò il clan che, in concerto con gli Aprea, aveva seminato il panico tra le strade di Napoli est.
In seguito all’arresto del fratello Luigi, fu proprio Francesco Pio Valda ad ereditare la reggenza del clan. Fin da ragazzino, Valda junior era stato inserito nelle dinamiche malavitose: arrestato per spaccio aveva trascorso un periodo in una casa famiglia, ma quando è tornato a Barra il contesto e le circostanze hanno azzerato i potenziali buoni propositi, soprattutto in seguito alla morte del nonno paterno. Così come trapela dalle intercettazioni fu soprattutto la nonna, Giuseppina Niglio, a spingerlo a delinquere per mantenere alto l’onore e la credibilità della famiglia. Un intento rimarcato e galvanizzato raccontando al rampollo di casa le gesta criminali di quel padre che aveva cercato di ucciderlo mentre era nel grembo di sua madre.

Non è la prima volta che Valda manifesta sentimenti che lasciano intravedere il peso della consapevolezza di aver tolto la vita a un ragazzo innocente. Nelle ore successive all’omicidio Maimone, quando amici e parenti hanno erto un vero e proprio cordone a sua difesa, Valda aveva contattato suo zio, Ciro Niglio, collaboratore di giustizia e gli aveva chiesto aiuto. Aveva manifestato la volontà di collaborare con la giustizia e l’intenzione di raccontare “i tanti guai che aveva fatto per conto del clan”, ma quando i poliziotti della Squadra Mobile di Napoli fecero irruzione nell’appartamento di Ponticelli dove aveva trovato rifugio e protezione, quel desiderio si era già affievolito.

Cosa è accaduto nell’arco temporale intercorso tra la conversazione con lo zio e l’arresto?

Molto probabilmente, i familiari presenti gli hanno fornito rassicurazioni e garanzie rispetto al fatto che lo avrebbero tirato fuori dal carcere e che avrebbero trovato il modo per evitare che scontasse per intero quel prevedibile ergastolo che è inevitabilmente arrivato e sul quale il giudice si esprimerà proprio al culmine del processo attualmente in corso.

A distanza di più di due anni e mezzo da quella notte, Valda rispolvera le buone intenzioni, pur non facendo alcuna allusione alla volontà di intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia.

Strategia processuale o parole sincere?

Sarà il corso degli eventi a trovare una risposta certa a questa domanda.

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