Il 14 novembre 1975 segna una delle pagine più drammatiche della storia della Sardegna: quella del rapimento di Pietro Riccio, avvocato penalista originario di Sedilo, già sindaco di Oristano e deputato della Democrazia Cristiana.
Riccio era tornato da un comizio elettorale in un piccolo centro dell’isola quando, lungo la strada di rientro verso Oristano, la sua auto venne bloccata da uomini armati. Da quel momento, ogni certezza scomparve.
Nonostante l’intervento massiccio delle forze dell’ordine, le indagini furono da subito difficoltose: il rapimento divenne anche sequestro a scopo estorsivo e forse strumentale a vendetta. Alla famiglia fu chiesto e versato un riscatto, stimato intorno ai 400 milioni di lire, ma la liberazione non si realizzò.
Negli anni seguenti la sua posizione venne dichiarata morte presunta, mentre la verità su quanto avvenne durante la detenzione rimase per lungo tempo avvolta dall’ombra.
Soltanto il 2 dicembre 1997, dopo oltre venti anni, furono ritrovati i resti del corpo di Riccio in una grotta in località Sa Crabarissa, tra Austis e Neoneli, nell’oristanese. L’identificazione con esami del DNA permise infine la sepoltura degna, avvenuta il 16 maggio 1998.
Riccio era una figura pubblica di rilievo: avvocato, politico, impegnato nel territorio sardo. Il rapimento e la morte dell’uomo, fuori dalla mera dinamica criminale del momento, sollevarono interrogativi profondi sulle condizioni della sicurezza, sul potere delle organizzazioni criminali e sui limiti della protezione anche per figure istituzionali nella regione.











