Un’archiviazione che scrive la parola fine all’ennesimo iter giuridico che accende i riflettori sulle querele temerarie e sul cagionevole stato di salute della libertà di stampa in Italia.
Un calvario che ha avuto inizio in seguito alla pubblicazione di un articolo su “Napolitan”, a firma della giornalista Luciana Esposito, dal titolo: “Camorra, ex Sarno in carcere cerca di convincere collaboratore a ritrattare” e che riportava notizie estrapolate dal verbale di un collaboratore di giustizia calabrese, il quale rivelava che Mario Morgese – fedelissimo dei Sarno – aveva cercato di indurre il collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, rampollo dell’omonima famiglia ‘ndranghetista, a ritornare sui suoi passi per non macchiare con il disonore del pentimento la credibilità della cosca.
“Levati l’avvocato tuo, ti faccio mettere l’avvocato mio”: questa la frase incriminata, secondo il legale che ha querelato la giornalista.
Quella conversazione e quel tentativo di indurre il rampollo del clan Mancuso a ritrattare risalgono al 2021, ovvero, al momento storico in cui entra nel vivo la manovra finalizzata a rifondare il clan lontano da Napoli da parte dei fratelli Sarno. Dalle città dove vivevano sotto la tutela dello Stato e nelle carceri in cui erano reclusi in veste di collaboratori di giustizia, gli ex boss di Ponticelli hanno gettato le basi per rifondare una serie di business illeciti e soprattutto, Vincenzo Sarno è riuscito effettivamente ad entrare in affari con le cosche calabresi, così come emerso dagli esiti delle indagini recenti che lo scorso maggio hanno portato all’arresto dei fratelli Vincenzo, Pasquale e Ciro Sarno.
Il calvario giudiziario culminato nella recente archiviazione ha preso il via a giugno del 2023 con un concitato interrogatorio della parte lesa che non ha risparmiato insulti alla giornalista e anche al suo avvocato.
Nelle settimane successive all’udienza, la giornalista Luciana Esposito ha iniziato a ricevere le prime minacce di morte da parte di Vincenzo Sarno che annunciava – anche sui social – l’intenzione di tornare a Ponticelli per ucciderla con le sue mani.
La querelante, invece, ha poi deciso di ritirare la querela e di farsi carico delle spese processuali.
Tuttavia, quando la giornalista ha reso pubblica la notizia della remissione della querela, attraverso i social e anche in articoli e interviste, l’avvocato ha presentato una nuova querela, seguita da richiesta di archiviazione dopo l’interrogatorio di garanzia.
Un’archiviazione alla quale la querelante si era opposta, ma che è stata confermata di recente.
Il Gip ha riconosciuto il “legittimo esercizio del diritto di critica in quanto le espressioni usate dalla Esposito si risolvono in un dissenso motivato, anche estremo, rispetto al comportamento processuale della denunciante, se non di mero strumento nelle mani dell’assistito (Vincenzo Sarno), quanto meno espressivo di una mancata presa di distanza dallo stesso.”
Termina così un calvario lungo due anni per la giornalista Luciana Esposito, la cui serenità è stata seriamente minata, su un fronte dalle querele dell’avvocato e sull’altro dalle minacce di morte dell’ex boss di Ponticelli Vincenzo Sarno. L’arresto di quest’ultimo avvenuto nei mesi precedenti e la recente archiviazione definitiva delle querele a firma del suo legale scrivono la parola fine a uno dei capitoli più difficili e concitati della vita privata e professionale della direttrice di “Napolitan”, finita sotto scorta lo scorso maggio.
Al contempo, da questa vicenda emerge anche tutta la professionalità dell’avvocato Sara Piccini che, malgrado le offese subite in un’aula di tribunale da parte di una collega, mentre svolgeva il suo lavoro con obiettività e serietà, ha continuato a difendere la giornalista, ponendo ripetutamente l’accento sul diritto di cronaca e sull’importanza di tutelare la libertà di stampa e i giornalisti che esercitano il loro lavoro con l’unico e prioritario intento di raccontare la verità, seppure troppo spesso questo voglia dire mettere a repentaglio la propria incolumità, proprio come è accaduto alla giornalista Luciana Esposito.
Per la direttrice di “Napolitan” è la seconda querela archiviata nel giro di pochi mesi: lo scorso giugno, infatti, è andata incontro allo stesso destino anche la denuncia del boss di Ponticelli Francesco De Martino.










