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Chiara Jaconis: chiuse le indagini, genitori rischiano processo per omicidio colposo

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
17 Ottobre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Napoli onora la memoria di Chiara Jaconis con una targa commemorativa al Parco Viviani
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Il 15 settembre 2024, nei Quartieri Spagnoli di Napoli, la vita di Chiara Jaconis, turista padovana di 30 anni, si è spezzata tragicamente. Passeggiava con il fidanzato quando, all’improvviso, è stata colpita alla testa da un frammento di statuetta precipitato da un balcone. Nonostante i soccorsi e il ricovero in ospedale, Chiara è deceduta due giorni dopo, il 17 settembre, a causa delle gravi lesioni.

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Nei mesi successivi, la Procura per i Minorenni di Napoli ha condotto le indagini preliminari e ha individuato il responsabile: un ragazzo di 13 anni, già noto per comportamenti analoghi – lanci di oggetti dal balcone – che avrebbe materialmente fatto cadere una o due statuette ornamentali. Tuttavia, per l’età (inferiore ai 14 anni) il minorenne è non imputabile secondo la legge italiana. 

Parallelamente, è stata archiviata la posizione del fratello maggiore (14 anni), ritenuto estraneo ai fatti. 

La parte delle indagini che continua, e che ora rischia di sfociare in processo, riguarda i genitori del ragazzo di 13 anni. La Procura ordinaria ha chiuso le indagini preliminari nei loro confronti, ipotizzando nei loro confronti i reati di omessa vigilanza e cooperazione in omicidio colposo, per non aver esercitato un controllo adeguato sul minore, pur conoscendo la sua inclinazione a lanciare oggetti pericolosi.

Secondo gli inquirenti, quegli oggetti – si parla di due statuette, una raffigurante il faraone Akhenaton (≈ 2,2 kg) e un busto raffigurante la Regina Nefertiti, di circa 4,6 kg, furono lasciati alla disponibilità del ragazzino. Anche se le finestre erano dotate di inferriate e chiavistelli, la Procura sostiene che tali misure non fossero sufficienti per impedire il lancio.

I genitori, da parte loro, hanno sempre dichiarato l’estraneità ai fatti: negano che la statuetta fosse nella loro abitazione, che il loro figlio abbia fatto quel gesto o che avessero avuto consapevolezza piena delle statuette presenti. Sostengono che il balcone da cui sarebbe partito il lancio fosse inutilizzato e chiuso.

L’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo 6 novembre: sarà in quella data che la difesa potrà presentare memorie difensive, richiedere integrazioni o sollevare eccezioni. Dopo questa fase, i pubblici ministeri potranno decidere se chiedere il rinvio a giudizio dei genitori. 

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