È l’11 ottobre 2009 quando Pasquale Andreacchi, ragazzo di 18 anni soprannominato “il gigante buono” per la sua statura e il carattere riservato, scompare improvvisamente da casa. Viveva con la famiglia in un piccolo comune montano e quella sera uscì per comprare sigarette, come spesso accadeva; non fece più ritorno.
Nei mesi successivi emergono ipotesi e timori: c’era un debito per l’acquisto di un cavallo che Pasquale non avrebbe potuto pagare immediatamente, minacce da parte del venditore erano denunciate dai genitori.
Due mesi dopo la scomparsa, il 9 dicembre 2009, alcuni operai comunali scoprono un teschio umano, con un foro di proiettile in fronte, e un femore all’interno di un cassonetto della spazzatura a Serra San Bruno.
Il 27 dicembre dello stesso anno altri resti — ossa, indumenti, e anche documenti personali del giovane — vengono ritrovati in un bosco di castagno poco distante. Anche questi elementi vengono riconosciuti dai genitori; infine, nel gennaio 2010, il DNA conferma che tutti i resti appartengono a Pasquale.
Le ricostruzioni indicano che Pasquale sarebbe stato sequestrato, aggredito, fatto inginocchiare, ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla testa e il suo corpo abbandonato, in modo che animali selvatici ne facessero scempio.
Nonostante la gravità del fatto, il caso rimane senza colpevoli. Nel dicembre 2010 la Procura di Vibo Valentia archivia il caso per sequestro di persona e omicidio contro ignoti.
Nel corso degli anni la famiglia chiede più volte che le indagini vengano riaperte; nel 2013 ci sono stati nuovi impulsi investigativi.
Alle richieste di verità oggi si aggiunge il ricordo della comunità che ogni anno, nei vari anniversari, celebra messe, memorial e manifestazioni per chiedere che venga fatta giustizia.
Diverse le questioni che restano ancora aperte. Non è mai stato individuato il movente con certezza, né il responsabile. Il debito per il cavallo è una pista, ma non è mai stata dimostrata in modo definitivo. Nonostante la riapertura delle indagini in più occasioni, non ci sono state condanne o richieste di processo concrete. Alcune testimonianze sono state ritrattate; ci sono state lacune sulle analisi e sui rilievi di parti del corpo e degli oggetti ritrovati (vestiti, documenti).
Il caso di Pasquale Andreacchi resta una delle vicende più drammatiche e oscure della Calabria recente: un giovane sparito senza più ritorno, resti ritrovati in condizioni atroci, e nessuno chiamato a rispondere. È una storia che scuote una comunità, che chiede verità, che rivendica giustizia. Fino a quando, però, non emergeranno prove certe e responsabili indicabili, la famiglia continua a vivere nell’attesa, nel dolore, nella speranza che non vada tutto dimenticato.










