Il 10 ottobre 1989, a Grazzanise (CE), la criminalità organizzata compì un atto di inaudita violenza: fu assassinato Pasquale D’Abrosca, titolare dell’impresa edile Ediltutto, per essersi rifiutato di fornire gratuitamente materiali edili al clan dei Casalesi. Un gesto di integrità e coraggio, in un contesto dove l’omertà era la regola e il racket il terrore quotidiano per commercianti e imprenditori locali.
D’Abrosca si oppose con fermezza a un’ennesima richiesta estorsiva, dimostrando una dignità rara e rischiosa in un periodo in cui la Camorra consolidava il suo potere nel casertano, imponendo il pagamento del pizzo e controllando interi settori dell’economia locale.
Per decenni, il caso rimase irrisolto, fino a quando Francesco Schiavone, noto come “Cicciariello”, boss di spicco del clan dei Casalesi, si autoaccusò dell’omicidio nel 2017. La confessione portò alla riapertura delle indagini e alla condanna: nello stesso anno, Schiavone fu condannato a 16 anni di carcere per l’omicidio di D’Abrosca.
Nonostante la condanna, il dolore della famiglia rimase immutato. Il fratello della vittima dichiarò di aver perdonato l’assassino, ma riconobbe che la ferita inflitta dalla perdita di Pasquale non potrà mai rimarginarsi completamente.
La memoria di Pasquale D’Abrosca vive attraverso iniziative culturali e commemorative. Scuole, associazioni e amministrazioni locali organizzano eventi per ricordare il suo coraggio e quello di altri cittadini caduti vittime della Camorra.
La sua vicenda è un monito per le nuove generazioni: la legalità richiede coraggio, e la dignità può prevalere sulla paura. Pasquale D’Abrosca è oggi simbolo di resistenza civile, e la sua storia resta un esempio di integrità da non dimenticare.











