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Rione Conocal Ponticelli, la denuncia dei cittadini: «In un mese mi hanno rubato l’auto due volte»

Luciana Esposito di Luciana Esposito
9 Ottobre, 2025
in Cronaca, In evidenza
0
Video – Il Rione Conocal di Ponticelli un anno dopo i 94 arresti e la chiusura di 14 piazze di spaccio

Immagine di repertorio

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“Ormai è un incubo: in un solo mese mi hanno rubato l’auto due volte. L’ho ritrovata entrambe le volte, ma ho speso oltre 1.900 euro tra danni e riparazioni, praticamente uno stipendio. Non si può più vivere così”.
Parole cariche di rabbia e frustrazione, quelle di un residente del rione Conocal di Ponticelli che racconta una realtà fatta di furti ripetuti, paura e senso d’abbandono, ai quali si aggiunge il pericolo concreto e tangibile che in qualsiasi momento i clan da sempre in rotta di collisione tornino nuovamente ad impugnare le armi per riaccendere l’eterna faida di Ponticelli.

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Con i D’Amico in netta difficoltà, i De Micco hanno dimostrato di essere vigili e pronti ad approfittare in ogni momento di un passo falso dei rivali, come sottolineano i due agguati e le molteplici incursioni armate compiute nell’arco del 2024. L’ultimo in ordine cronologico, l’omicidio di Antonio De Cristofaro detto “bombolone”, classe ’99, raggiunto da diversi proiettili in via Il Flauto Magico, strada controllata dalla famiglia D’Amico.

“Bombolone” sarebbe stato attirato in una trappola da qualcuno che conosceva e, invece, ad attenderlo ha trovato un sicario che ha messo a segno l’ennesimo agguato che ha concorso ad indebolire i cosiddetti “fraulella”, già fortemente provati da altri omicidi eccellenti e da una serie di arresti, ma soprattutto dal tradimento di numerosi affiliati, passati dalla parte dei De Micco, gli eterni rivali che continuano a presidiare il territorio impedendo al clan di sopravvivere praticando business illeciti. La vendita di detersivi e capi d’abbigliamento è l’unico business illegale che i D’Amico possono esercitare per espresso volere del clan de Micco. Un’ulteriore umiliazione voluta per mettere in ginocchio i rivali e trarre il massimo vantaggio dall’oggettivo momento di difficoltà in cui imperversa il clan del Conocal.

Tuttavia, secondo quanto raccontano i residenti in zona, nel fortino dei D’Amico la situazione in termini di reati predatori non è affatto migliorata.

Secondo la testimonianza di un residente, i raid ai danni delle auto nel quartiere sono diventati frequenti e spesso rivolti non solo ad automobili di lusso, ma anche a quelle familiari. Inoltre, gli abitanti del Conocal raccontano che i ladri agiscono con agibilità e rapidità tali da far pensare a reti più strutturate: «Non sono semplici ladruncoli — dice il residente — sono persone legate a un sistema che trae ricavi da ogni furto».

La vicenda personale mette in evidenza due aspetti particolarmente dolorosi: il danno materiale e quello psicologico. «Ogni notte vai a dormire con il cuore in gola, sperando di non trovare la macchina sotto casa», aggiunge la vittima, che lamenta anche la difficoltà di ottenere risposte efficaci dalle istituzioni.

Nel rione Conocal, come in molte periferie della città di Napoli, il senso di insicurezza cresce quando i reati si moltiplicano e la percezione è che le misure messe in campo non sono sufficienti concorre ad accrescere il senso di sfiducia ed abbandono. Alcuni cittadini reclamano più pattugliamenti, maggior presenza delle forze dell’ordine e telecamere attive nelle zone più critiche; altri chiedono interventi strutturali: migliori illuminazioni pubbliche, sanzioni più efficaci, e procedure più rapide per il recupero dei mezzi.

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