Un’operazione antimafia nei giorni scorsi ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone ritenute responsabili di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di detenzione ai fini di spaccio. L’intervento è stato condotto dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna insieme alla Compagnia di Nola, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli.
Secondo gli inquirenti, il sodalizio finito nella rete della DDA gestiva e controllava numerose piazze di spaccio sul territorio di Casalnuovo e nelle zone limitrofe. L’indagine avrebbe inoltre ricostruito come il gruppo sfruttasse la «forza intimidatrice» del clan Tammaro per consolidare il proprio potere e agevolarne l’ascesa criminale nella cintura orientale di Napoli.
L’operazione è frutto di attività investigativa coordinata che ha coinvolto acquisizioni probatorie, intercettazioni e attività di pedinamento; le misure cautelari sono state emesse dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della DDA. I dettagli sull’operatività del gruppo e sulle modalità di approvvigionamento e distribuzione degli stupefacenti sono ora al centro degli atti d’inchiesta.
Il blitz rientra in un più ampio contesto di contrasto alla criminalità organizzata nell’area est di Napoli — territorio tradizionalmente conteso da più clan — dove la capacità di controllo delle piazze di spaccio rappresenta una fonte primaria di potere e risorse per le organizzazioni. L’arresto dei presunti gestori delle piazze a Casalnuovo potrebbe ridisegnare equilibri locali, almeno temporaneamente, ma lascia aperti i possibili vuoti di potere che spesso scatenano reazioni e tentativi di riorganizzazione criminale.
Le accuse rivolte al gruppo comprendono associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e detenzione ai fini di spaccio. Secondo gli atti, il gruppo avrebbe gestito piazze di spaccio sul territorio di Casalnuovo e zone limitrofe, sfruttando la “forza intimidatrice” del clan Tammaro per consolidare il controllo criminale.
L’operazione conferma l’esistenza sul territorio di un ramo operativo del clan Tammaro, capace di esercitare un’influenza significativa nelle attività illecite legate alla droga. Tra gli arrestati figurano Antonio Tammaro, Armando Tammaro e Vincenzo Tammaro, che secondo gli inquirenti avrebbero avuto ruoli attivi nelle attività illecite.
Secondo le ricostruzioni, gli arrestati avrebbero agito in stretta connessione con le indicazioni del presunto capo Luigi Tammaro, che avrebbe supervisionato l’operato dei nipoti e dei membri della rete criminale. La vicenda rispecchia dinamiche tipiche delle organizzazioni mafiose locali, in cui il punto centrale è un’“influenza esterna” esercitata da figure di controllo che non sempre sono direttamente coinvolte nei fatti materiali, ma che imprimono la linea operativa e l’autorità.
La rete criminale avrebbe fatto uso della rete di ricettazione, trasporto e mercato locale per distribuire la droga acquistata e controllare le zone di spaccio. Inoltre, il gruppo avrebbe favorito l’ascesa del clan, stabilendo una presenza stabile nel territorio di Casalnuovo.











