Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pronunciato un discorso infuocato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tragingendo reazioni contrastanti: fischi, applausi, e numerose uscite di delegazioni in segno di protesta. Dal palco ha rivolto un duro appello ad Hamas perché “rilasci gli ostaggi”, accompagnando l’invito a una minaccia-avvertimento che è risuonata in diverse declinazioni nei resoconti: se gli ostaggi verranno rilasciati, ha detto, “vivranno”, mentre al contempo ha ribadito l’intenzione di proseguire l’azione militare fino a sconfiggere il movimento islamista.
Un discorso divisivo: “Dobbiamo finire il lavoro”
Netanyahu ha difeso la campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza e ha invitato la comunità internazionale a riconoscere i danni causati dall’attacco di Hamas dell’8 ottobre 2023. Con parole nette, il premier ha affermato che «Israele deve finire il lavoro» a Gaza e che la guerra può terminare solo con la resa di Hamas e la liberazione di tutti gli ostaggi. Il tono della sua allocuzione ha provocato uscite in massa di alcuni delegati, mentre altre delegazioni e porzioni della platea hanno risposto con applausi.
Le reazioni in sala e all’esterno
La scena al Palazzo di Vetro è stata emblematica della polarizzazione internazionale sul conflitto: alcuni Stati e rappresentanti hanno abbandonato l’aula in segno di protesta per la durezza delle affermazioni del premier e per le conseguenze umanitarie delle operazioni israeliane; dall’altro lato, sostenitori di Israele in sede Onu hanno applaudito al richiamo alla sicurezza e alla protezione dei cittadini israeliani. I familiari delle vittime e dei prigionieri hanno inoltre preso la parola in sessioni collaterali, chiedendo la piena restituzione dei loro cari.
Il nodo degli ostaggi: pressione e ricatto?
Netanyahu ha posto la liberazione degli ostaggi al centro del suo discorso, delineando la tesi che il rilascio immediato potrebbe porre fine al conflitto. La formula riportata da testate italiane — «Rilasciate gli ostaggi, se lo farete vivrete» — è stata percepita come un monito verso i leader di Hamas e come parte della strategia politica volta a mantenere alta la pressione internazionale sul movimento. Critici e alleati hanno reagito con toni diversi: qualcuno ha definito il messaggio un necessario atto di fermezza, altri lo hanno giudicato un linguaggio che alimenta la polarizzazione e non favorisce soluzioni negoziali.
Contesto internazionale e ripercussioni
Il discorso di Netanyahu arriva mentre continuano le indagini e le inchieste internazionali sulle conseguenze militari a Gaza, inclusi rilievi sull’elevato numero di vittime civili e richieste di indagini da parte di organismi come la Corte penale internazionale. La presa di posizione netta del premier rende più complesso il quadro diplomatico: da una parte c’è la pressione perché si trovino vie umanitarie immediate per i civili e per la liberazione degli ostaggi; dall’altra permane la richiesta di molte delegazioni per un cessate il fuoco e per la tutela degli aiuti umanitari.
Cosa può succedere ora
Le parole di Netanyahu potrebbero influenzare l’agenda diplomatica nei prossimi giorni: aumento delle sollecitazioni per negoziati multilaterali, pressioni su Paesi terzi per mediare il rilascio degli ostaggi, e possibili iniziative nelle assemblee Onu per esaminare la protezione dei civili e garantire accesso umanitario a Gaza. Al tempo stesso, l’atteggiamento intransigente rischia di alimentare ulteriori tensioni e di complicare i tentativi di trovare formule di tregua che accompagnino la liberazione dei prigionieri.









